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Ansia Ipocondria ed Attacchi di Panico

Ansia Ipocondria ed Attacchi di Panico

Ansia Ipocondria ed Attacchi di Panico

 

Mi trovavo un bel giorno ad una conferenza sui disturbi d’ansia presso il centro storico di Catania, in un Hotel, ed il relatore era un illustre psicoterapeuta della città che s’apprestava a spiegare ad un vasto pubblico quanto tale disturbo possa essere invalidante. Spiegava che esso può manifestarsi in modi molto variegati e, talvolta, persino privi di fondamento logico. Un senso di irrequietezza, una paura intrinseca per la propria salute fisica, o più semplicemente un agglomerato di attimi di terrore che si esauriscono nel giro di poco tempo.

Qui è la Redazione Centro Clinico Eden, ed oggi voglio parlarti di Ansia, Ipocondria ed Attacchi di Panico.

Oggi non voglio fare un elenco di definizioni espresse dal DSM IV o V, anche perché sarebbe per te estremamente facile digitare questi disagi su un qualsivoglia motore di ricerca e trovare informazioni più che esaurienti. No oggi voglio discutere di quello che può essere definito il substrato dei disturbi ansiogeni, cercando di comprendere perché un individuo comune possa percepire il mondo crollargli addosso.

L’Adattamento

Un noto psicologo vissuto più di cento anni fa affermava che nel nostro mondo onirico tutto è sfumato, censurato, non ci sono barriere. In poche parole il sogno tende a nascondere ciò che ci darebbe estremamente fastidio rievocare e lo fa confondendo alcuni attori con altri. Per esempio, sognare la madre di un proprio amico tradire il marito è si accettabile per noi consciamente, tuttavia non lo sarebbe se fosse il nostro genitore a generare tale atto: la mente trova sfogo con le sostituzioni, gli spostamenti e le integrazioni. Allo stesso modo l’ansia opera un ruolo molto simile: offusca il giudizio, crea distorsioni per evitare di entrare a contatto con la realtà dolorosa.
Ricordo un esempio che fu descritto in quella conferenza sopracitata. Una madre di famiglia aveva una vita più che perfetta. Un marito, un figlio ed una figlia. Il figlio era da un pezzo che si era oramai slegato dalla vita familiare per andare a vivere fuori città, e la figlia era pronta al grande passo di divenire una fuori sede universitaria. Un bel giorno la paziente stava facendo una passeggiata e, tutto ad un tratto, cominciò a percepire un fortissimo senso di soffocamento e di dolore al petto. Credette di avere un infarto, quindi si recò al pronto soccorso. I medici affermarono che si era trattato di un attacco di panico, e che era auspicabile intraprendere una psicoterapia o un percorso farmacologico. La terapia della parola ebbe inizio, e la paziente non riusciva a capire il perché dei suoi attacchi di panico e stati d’ansia, i quali cominciarono a farsi sempre più insistenti nella quotidianità. Dopo diverso tempo, grazie ad un percorso di autocoscienza tortuoso, scoprì l’inverosimile. Lei era solita fare delle passeggiate per il parco con tutta la famiglia, quando i figli erano piccoli, tuttavia il giorno del primo attacco di panico era lì da sola. Sentiva il peso dell’imminente uscita di scena da parte della figlia e, ritrovandosi impreparata a prendere il controllo su questo flusso di eventi, fu colta da un senso di solitudine imminente e da un opprimente senso di abbandono.

La Razionalizzazione

Questo è un meccanismo di difesa tipico, i soggetti tendono talvolta a cercare delle spiegazioni ragionevoli sui sintomi che stanno vivendo. Altre volte li minimizzano con scarso successo ed il malessere giunge nuovamente a farsi sentire.
Un paziente era vittima di una serie di eventi sfortunati. Non riusciva a trovare il denaro per pagarsi l’affitto, era stato appena assunto e doveva ingranare il lavoro, e la sua fidanzata cominciava a diventare sempre più difficile da mantenere. Inizialmente era molto innamorato, ma ora la vedeva per quello che era: una donna che non voleva darsi da fare nella vita, scarsamente empatica nei suoi confronti ed eccessivamente presa dalla mondanità. Spesso lo vedeva sul divano stanco a causa del duro lavoro e, invece di prendersi cura del suo umore, decideva di uscire lasciandolo voglioso di condividere delle emozioni. Una mattina questo paziente si svegliò, si guardò allo specchio e vide un neo piuttosto strano sul collo. Cominciò a fare delle ricerche su internet e principiò a realizzare che poteva trattarsi di un melanoma. Svegliò immediatamente la sua fidanzata e si fece accompagnare dal dermatologo: era una comunissima escrescenza della pelle. A lungo andare cominciò a formulare molte altre credenze su malattie che poteva aver contratto, e la routine era sempre la stessa: avvisava la fidanzata e si faceva accompagnare da lei presso lo specialista di turno. Un giorno tale figura professionale fu finalmente lo psicoterapeuta, dato che cominciò ad avere la certezza di aver sviluppato i sintomi della schizofrenia.
Sai cosa ne venne fuori? L’unico modo per far si che la fidanzata si accorgesse e si preoccupasse di lui era avere una malattia fatale o estremamente invalidante. Aveva trovato un modo di controllare la situazione, di ricevere amore e attenzioni.

La morale di oggi è che il malessere può spesso essere orribile, tuttavia il disagio è solo la punta dell’iceberg. Spesso lo strumentalizziamo appositamente per cercare amore, controllo e voglia di sentirci vivi. Perché non sempre è facile accettare le avversità della vita e, ancor meno, riuscire a parlare senza freni inibitori con la persona che ci sta accanto. Se sei una persona che soffre o pensa di soffrire di simili disturbi ti do un piccolo consiglio: chiedi aiuto, e la tua vita potrebbe felicemente cambiare!

Felice C. Baldacchino

25 gennaio 2018 Articoli
About Felice Baldacchino

– Laurea in Scienze e Tecniche Psicologiche – Specializzando in Psicobiologia e Neuroscienze Cognitive. – Collaboratore sede di Parma.

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