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Burnout: lo Stress a Lavoro

Burnout: lo Stress a Lavoro

Burnout: lo Stress a Lavoro

Hai mai provato un senso di frustrazione nell’ambiente lavorativo? Magari la mattina ti capita di svegliarti ed avere difficoltà ad alzarti per andare a lavoro? Forse si, forse no. Tuttavia devi sapere che alcuni individui sviluppano una vera e propria sindrome legata allo stress lavorativo. Manifestano persino delle sintomatologie di natura somatica, come cefalee, senso di nausea e talvolta persino vomito. A livello psichico insorgono un senso di impotenza, di cinismo e difficoltà a relazionarsi con la propria clientela.

Qui è la Redazione Centro Clinico Eden ed oggi voglio parlarti dello stress a lavoro, chiamata dagli specialisti del settore Sindrome di Burnout.

Stress a Lavoro: Sintomi

Come citato nel paragrafo introduttivo ecco che possiamo avere delle sintomatologie di natura somatica e psichica, tuttavia anche sintomi non altrimenti specificati possono prendere il sopravvento. Quali un senso di apatia, irrequietezza, insonnia e ansia generalizzata (Clicca Qui). Il soggetto con sindrome di burnout presenta tuttavia delle manifestazioni specifiche che non lasciano dubbio alla sua presenza. In primis troviamo l’Esaurimento Emotivo. Ecco che la persona sembra aver perso qualunque entusiasmo, ove prima era certamente presente, per la sua occupazione. Dunque si slatentizza una forma di apatia e inaridimento nei confronti del proprio lavoro – precedentemente vissuto come obiettivo primario o missione di vita. A seguito troviamo la Depersonalizzazione. Questo viene usualmente citato dal DSM (Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali) come un disturbo dissociativo. Tuttavia nel caso del Burnout si mostra come una volontà a prendere le distanze nei confronti di chi richiede il servizio, ovvero l’utenza.

Per finire Mancanza di Autorealizzazione, ovvero come senso di inadeguatezza e di perdita di autostima nei confronti della propria occupazione (non sono abbastanza bravo per fare questo lavoro!).

Le Fasi del Burnout

Gli autori sembrano essere divisi in diverse fazioni in merito all’insorgenza della sindrome da stress a lavoro. Taluni credono che essa insorga in soggetti più anziani che, con l’incedere degli anni, percepiscono una mancanza di crescita nella propria posizione – valutandosi come stagnanti. Altri autori credono che invece la popolazione più colpita sia quella giovanile, in quanto si ritrova delusa nelle aspettative occupazionali e spesso con contratti a tempo determinato che non concedono sicurezza.

Per molti autori, tuttavia, e fuori da ogni dubbio che l’occupazione più colpita sia quella Medico Sanitaria, nello specifico psicologi, psichiatri, oncologi, infermieri e operatori sanitari di qualsivoglia tipologia. Questo perché avere a che fare con pazienti con disturbi cronici, talvolta fatali o senza possibilità di guarigione ultima sembra dare un senso di frustrazione e di impossibilità nel percepire il proprio operato come utile. Ecco quindi le quattro fasi che conducono al Burnout.

Entusiasmo Idealistico

Come detto precedentemente uno dei sintomi principali è l’esaurimento emotivo nei confronti della propria occupazione. Difatti il soggetto percepisce inizialmente un grandissimo entusiasmo per il proprio lavoro. Crede di poter rendere un grande servizio e di essere appositamente ritagliato per quella mansione, tanto da sviluppare un senso di Onnipotenza senza precedenti. E’ il momento più idilliaco, dove vengono nutrite grandi aspettative nei confronti della propria carriera e con la certezza che il percorso si risolverà verso la grandezza.

Stagnazione

E’ la prima fase che conduce al crollo psichico e allo stress a lavoro. Il soggetto percepisce che le cose non stanno cambiando, che la propria autoidealizzazione e onnipotenza percepiscono una prima ferita narcisistica. Per tale ragione ecco che si passa da un grandissimo entusiasmo fino ad una fase prodromica di depersonalizzazione lavorativa, allontanandosi sempre di più emotivamente dall’utenza (ripeto per la maggior parte pazienti ospedalieri!)

Frustrazione

Il soggetto si scontra con la sua incapacità di salvare vite o aiutare persone che sembrano oramai condannate o alla morte o alla cronicità dela propria malattia. Quindi l’operatore si sente, appunto, frustrato. Comincia a manifestare diverse forme di aggressività e atteggiamenti di fuga dal lavoro. Le assenze per malattia si fanno sempre più insistenti.

Apatia

Ultimo stadio, il soggetto da che manifestava una grande capacità nel mettersi nei panni della propria utenza ecco che adesso ve ne si estranea completamente. Percepisce tutti i sintomi sopracitati e l’unica cosa che può fare è cedere al tracollo abbandonando il lavoro o divenendo un peso per l’azienda presso cui lavora.

 

La prevenzione sta chiaramente alla base in questo disturbo. Trovare un buon operatore di risorse umane all’interno del posto di lavoro che sia in grado di ridimensionare le aspettative e, allo stesso tempo, valorizzare l’operato del singolo è utile per non lasciar idealizzare troppo ed allo stesso tempo non percepire il senso di fallimento. A sindrome avanzata risulta particolarmente utile la Psicoterapia Cognitivo – Comportamentale, in grado di modificare le credenze e portare il soggetto ad un punto di vista differente. La riabilitazione diviene così l’obiettivo principale!

Felice C. Baldacchino

 

13 luglio 2018 Articoli
About Felice Baldacchino

– Laurea in Scienze e Tecniche Psicologiche – Specializzando in Psicobiologia e Neuroscienze Cognitive. – Collaboratore sede di Parma.

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