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Cattivi si nasce o si diventa?

Guardando un qualsiasi notiziario, oggi, ci si rende conto che non è così insolito sentire parlare di comportamenti violenti e spietati verso altre persone. Ci domandiamo magari, perché. Ci rassicuriamo pensando che noi non saremmo capaci di tale malvagità. Ognuno di noi, dentro di sé, ripete a sé stesso di essere una brava persona e di non poter essere capace di compiere azioni che feriscano o danneggino un altro essere umano.  Ma è davvero così?

Qui è lo Staff del Centro Clinico Eden e oggi proveremo a rispondere alla domanda che molti di voi almeno una volta nella vita si sono posti “cosa spinge una persona a comportarsi in maniera violenta?”.

Abbiamo voluto iniziare questo articolo con una famosa immagine di Escher, un’illusione che rappresenta sia angeli che demoni. Un’immagine che, a mio parere, rende perfettamente l’idea di quanto la distinzione tra bene e male sia labile e soggettiva.

Innanzi tutto, bisogna stabilire cosa si intende per “male”.  Molti concordano con la definizione per cui il comportamento malvagio è un qualsiasi atto volontario intenzionato a danneggiare psicologicamente e fisicamente altre persone.

Riguardo l’argomento, la psicologia, si divide in due gruppi di pensiero. Da un lato ci sono coloro che sono convinti che i comportamenti malvagi di una persona derivino da caratteristiche innate come tratti di personalità e caratteri ereditari. Dall’altro, invece, ci sono coloro che credono che il comportamento di una persona dipenda dalle situazioni e dai contesti in cui quest’ultima si trova ad agire in quel dato momento.

Avrete senza dubbio sentito parlare di Cesare Lombroso. Egli fa parte del gruppo di coloro convinti che tutto il male sia prestabilito e innato. Le sue teorie ipotizzano che la malvagità si può dedurre dalle caratteristiche anatomiche del soggetto. Mi spiego meglio: Lombroso era fermamente convinto che si poteva capire se una persona fosse un criminale o meno guardando semplicemente i suoi tratti somatici.

Dunque se un soggetto presentava caratteristiche come lineamenti marcati, una mascella sporgente e delle sopracciglia folte era senza dubbio un poco di buono.

Per quanto riguarda il secondo gruppo di studiosi, voglio raccontarvi un esperimento molto famoso condotto da Philip Zimbardo nel 1971 che fece grande scalpore anche al di fuori della psicologia. Numerosi film, libri e documentari hanno parlato dell’esperimento del carcere di Stanford come uno dei più innovativi e originali esperimenti con l’obiettivo di spiegare il comportamento umano.

La fama che l’esperimento ha suscitato è data dalle modalità con cui si svolse e ai risultati spaventosi che ottenne.

Secondo Zimbardo, ciò che spinge a comportarsi in maniera buona o cattiva non è un tratto di personalità specifico o una patologia mentale, come molti di noi sono portati a credere. Ognuno di noi ha la potenzialità di diventare vittima o carnefice, sono le situazioni a spingerci a comportarci nell’uno o nell’altro modo.

Ma passiamo allo specifico dell’esperimento: Zimbardo divise alcuni studenti volontari in guardie e detenuti. Il tutto si svolse all’interno di un finto carcere creato appositamente per l’evento. Nonostante la riproduzione fedele del carcere tutti i partecipanti, ovviamente, erano a conoscenza del fatto che si trattava di una simulazione.

Straordinariamente questa consapevolezza, con il passare dei giorni venne meno. I partecipanti gradualmente iniziarono a perdere il contatto con la realtà esterna e si calarono eccessivamente nei loro nuovi ruoli.

Gli studenti nel ruolo di guardie iniziarono ad attuare comportamenti sempre più violenti e intimidatori nei confronti degli studenti detenuti. In soli due giorni quelli che erano semplici studenti si trasformarono in “agenti penitenziari” spietati (come si facevano chiamare loro stessi).

Dal canto loro i prigionieri mostravano un comportamento sempre più passivo e sottomesso, cominciando anche a manifestare depressione, instabilità e confusione mentale. Alcuni vennero addirittura congedati prima della fine dell’esperimento.

Quello che inizialmente era un gruppo di studenti uguale ed uniforme, tra i 18 e i 25 anni, senza alcuna patologia o disturbo particolare si distinse improvvisamente in due gruppi dove uno aveva il ruolo di carnefice e uno di vittima.

Ognuno di loro si comportava esattamente confermando le aspettative sul ruolo che rivestiva. Esattamente come all’interno di un reale carcere. Questo velocissimo cambio di personalità e comportamento fu quello che sconvolse di più gli sperimentatori.

L’esperimento sarebbe dovuto durare 14 giorni ma Zimbardo, a causa dell’umore instabile dei partecipanti e delle violenze verbali e le umiliazioni fisiche che via via diventavano sempre più crude nei confronti dei detenuti, congedò i suoi studenti dopo soli 6 giorni.

L’elemento più inquietante di questa storia è che venne dimostrato come il contesto carcerario fu capace, in soli 6 giorni, di trasformare semplici studenti in perpetratori di abusi e violenze. E’ comprensibile come, per motivi etici, l’esperimento non può più essere replicato.

L’esperimento quindi dimostrò che le situazioni e i contesti entro cui una persona si trova ad agire in un preciso momento, possono trasformare gli stessi individui che si reputano brave persone in carnefici spietati. Questo fenomeno venne chiamato da Zimbardo “Effetto Lucifero”.

Oltre all’esperimento del carcere di Stanford si possono citare molti esempi di Effetto Lucifero. Particolarmente famoso è il carcere di  Abu Ghraib in Iraq in cui vennero torturati milioni di prigionieri di guerra. All’interno del carcere (come riportato da svariate foto che facilmente si possono trovare sul web) si portavano avanti torture disumane e violenze anche a sfondo sessuale nei confronti dei detenuti. Il carcere ha chiuso a causa dello scandalo che i giornali e le reti televisive hanno diffuso dopo il 2006.

In conclusione, siete ancora fermamente convinti di essere brave persone ?

Pensate un attimo e riflettete su questa scontata ma importante domanda: nel ruolo di guardie, durante l’esperimento, come vi sareste comportati? Queste sono domande alla quale solo voi stessi potete rispondere agendo sempre consapevolmente e individualmente.

Se l’argomento vi è piaciuto e volete saperne di più consiglio a tutti voi di guardare il film ispirato all’esperimento del carcere di Stanford dal titolo “The experiment”.

  • L’effetto Lucifero, cattivi si diventa? Philip Zimbardo (2015) Raffaello Cortina Editore.
  • Psicologia del male. Pietro Bocchiaro (2009) La Terza Editore.
  • Cattivi si nasce? Gli effetti dell’ambiente sul comportamento aggressivo, tesi di laurea. Chiara D’Agata.

 

Dott.ssa Chiara D’Agata

 

 

13 novembre 2017 Articoli
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