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Come NON diventare malvagio

Come non diventare malvagio

Come non diventare malvagio

Tempo fa scrissi di una teoria riguardante la cattiveria. L’Effetto Lucifero (così si chiama la teoria), proposto da Philip Zimbardo, assume che la cattiveria non è un elemento che ci caratterizza fin dalla nascita. Dunque cattivi non si nasce. Cosa spinge allora un essere umano a comportarsi in maniera rude e crudele?

Oggi, la Redazione del Centro Clinico Eden di Catania propone un argomento particolare: le situazioni che, secondo la teoria di Philip Zimbardo e le teorie del male in generale, spingono un essere umano a diventare “malvagio” (per saperne di più sulla teoria di Zimbardo e sull’esperimento ideato per dimostrarla clicca qui)

SITUAZIONI

Come accennato nel precedente articolo (clicca qui), secondo il Dott. Zimbardo, sono determinate situazioni a spingere una persona a comportarsi in maniera violenta, antisociale e a violare le regole morali.

In realtà più che “situazioni” (termine fin troppo generico) si dovrebbe parlare di “elementi” presenti nel contesto situazionale in quel dato momento.

Con questo concetto si intendono tutti gli elementi che caratterizzano una situazione e la rendono peculiare e particolare per chi la sta vivendo.

Detto ciò, il comportamento di una specifica persona, non deve essere analizzato solo in termini di conseguenze “mentali”. Bisogna sempre tenere in considerazione il contesto e la situazione che sta vivendo per studiare le motivazioni e i significati del comportamento.

Una data situazione può essere ricca di significati che spingono un individuo a comportarsi in maniera atipica rispetto al normale. Una specifica situazione, può contenere elementi che spingono a comportarsi in maniera crudele e spietata una persona che nella quotidianità non ha mai manifestato un carattere violento o antisociale.

In breve, di seguito, analizzerò alcune di queste “caratteristiche situazionali”. L’obiettivo è di facilitare il riconoscimento e l’individuazione di queste ultime per evitare di “cadere nel tranello” e agire di impulso, senza analizzare il contesto e comprenderne i motivi.

DEUMANIZZAZIONE E DEPERSONALIZZAZIONE

Due degli elementi più efficaci nel rendere una persona sana crudele e spietata sono la deumanizzazzione e la depersonalizzazzione. Con questi termini ci si riferisce al processo mentale per cui un individuo viene privato totalmente delle caratteristiche che lo rendono umano.

Deumanizzare qualcuno equivale a considerarlo al pari di un oggetto inanimato o un animale. Avendo questa considerazione della persona è più facile vittimizzarla senza sentire il senso di colpa e il rimorso.

Privare qualcuno delle proprie caratteristiche umane è anche privarlo dei propri diritti basilari. Quando egli viene considerato “non umano” non ci si pone più il problema e la preoccupazione di fargli male o levargli la vita.

Per molti anni, durante il nazismo, gli ebrei sono stati deumanizzati e depersonalizzati. Spesso venivano chiamati dai teschi con appellativi come “topo di fogna” o “sporco animale”.

I tedeschi stessi non consideravano gli ebrei “loro simili”. Non erano esseri umani degni di vivere. Le conseguenze, come tutti sapete, le ha insegnate la storia.

DEINDIVIDUAZIONE E ANONIMATO

Una persona è più propensa a comportarsi male se è sicura di restare anonima. Infatti, in situazioni di anonimato è più facile mettere in atto comportamenti crudeli o antisociali perché si è sicuri della propria “innocenza” di fronte ad altri.

Preservare un senso personale di innocenza è essenziale per ognuno di noi. Nessuno vorrebbe sentirsi dire “sei un mostro”e nessuno vorrebbe essere accusato aspramente di gesti crudeli (a meno che tu non sia un serial killer, clicca qui).

A maggior ragione, se una persona si sente pure “parte del meccanismo” e non “individuo singolo” si crea un senso di deindividuazione che enfatizza l’anonimato e dunque i comportamenti devianti.

La deindividuazione è pericolosa quanto la deumanizzazzione ( e in parte è anche simile). Il non sentirsi più un individuo cosciente e autonomo, oltre che un senso di anonimato, conferisce alla persona la sensazione di “non avere responsabilità dei propri atti”.

Infatti, ciò che accade è un vero e proprio “disimpegno morale”: la persona che agisce non si sente più responsabile per le proprie azioni (si pensi ancora ai soldati nazisti: anonimi e rappresentati non da individui singoli, ma da una collettività).

OBBEDIENZA ALL’AUTORITA’ E CONFORMISMO

Ulteriori caratteristiche situazioni che possono influenzare il comportamento umano (in senso negativo) sono la cieca obbedienza all’autorità e il conformismo.

Come molti di noi già sanno, fare parte di uno o più gruppi, è essenziale nella vita di un essere umano.

Ho già scritto della pericolosità della deindividuazione. Il conformismo è un meccanismo molto simile in cui, inconsapevolmente, l’individuo che si adegua e assume in tutto e per tutto i modi, costumi, pensieri e comportamenti del suo gruppo di riferimento.

Non necessariamente questo fenomeno è pericoloso. Spesso è utilizzato dalla persona per piacere o essere accettato dal gruppo stesso. Non per fare del male.

Tuttavia, se il gruppo di riferimento mette in atto comportamenti nocivi e antisociali, l’individuo può involontariamente imitare quei comportamenti agendo in maniera crudele.

Sempre riportando l’esempio dei nazisti, non tutti erano “mostri spietati”. Molti di loro erano padri di famiglia, nonni, figli che in maniera assurda tornati a casa si comportavano da persone normalissime (probabilmente subito dopo aver trucidato tre persone).

Il punto sta proprio qui. Per conformarsi al gruppo sociale “nazista” e per evitare di essere discriminato o perseguitato tutti i soldati agivano in maniera “conforme” alle aspettative del leader diventando spietati assassini.

Ulteriore elemento pericoloso è infatti l’autorità. Una figura che, in un dato momento, gode di fama e potere è in grado di influenzare i comportamenti di chi lo segue.

L’obbedienza nasce dalla convinzione che, tale figura autoritaria, sia meritevole del potere e degna di ammirazione. Inoltre la devozione comporta anche la convinzione che egli sia sempre nel giusto e che bisogna eseguire i suoi ordini per ricevere dei benefici.

Nessuno si pone il problema che un leader può sbagliare. Nessuno sente la responsabilità delle proprie azioni. Nessuno si ribella.

Hitler, abile stratega, fu in grado di influenzare una nazione intera. Fu in grado di convincere tutti che il male erano gli ebrei e dovevano essere eliminati.

CONCLUSIONI

Concludendo, le situazioni sono ricche di elementi che potrebbero influenzare anche il più puro di cuore ad agire crudelmente verso altri simili.

Ognuno di noi, come disse il Dott. Philip Zimbardo, è potenzialmente vittima o carnefice. Non si nasce cattivi.

Le situazioni possono influenzare in negativo e in positivo ognuno di noi. Essere consapevoli degli elementi che possono influenzare il comportamento aiuta senza dubbio a resistere. Puoi lasciarti andare e farti trascinare da queste forze, o puoi essere consapevole delle tue azioni e non cedere.Sta a te decidere il modo in cui agirai.

 

12 marzo 2018 Articoli
About Chiara D'agata

– Laurea in scienze e tecniche psicologiche – Collaboratrice sede di Catania

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