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Come prendere decisioni

Come prendere decisioni

Come prendere decisioni

Sai cosa dice la Legge di Weber, no? Immagina di tenere nella tua mano un peso di 100 grammi. Se dovessi aggiungere due grammi sentiresti certamente il differenziale di peso aggiunto al carico. Immagina adesso di avere nella tua mano un peso di 10 chilogrammi. Se dovessi aggiungere quei fatidici 2 grammi non sentiresti la differenza, ma se dovessi aggiungere 2 chilogrammi percepirai sicuramente un differenziale notevole. Secondo la Legge di Weber, quindi, l’Intensità percepita è inversamente proporzionale all’incremento dell’Intensità dello stimolo fisico. In poche parole esiste una unità di misura chiamata Just Noticeable Difference, una unità appena percepibile in base al carico.
Lo stesso concetto può essere espresso con il denaro. Immagina di essere un padre o una madre con uno stipendio di 1000 euro mensili. Se dovessi avere un incremento del tuo stipendio di 100 euro saresti certamente molto contento, potendoti permettere qualche lusso in più durante l’arco del mese. Ora immagina di guadagnare 10000 euro mensili. Quanto cambierebbe la tua vita e la tua soddisfazione se in questo caso dovessi avere un incremento di 100 euro?
Noi prendiamo decisioni ogni giorno in base al grado di soddisfazione a cui queste possono condurci.
Qui è la Redazione Centro Clinico Eden, ed oggi voglio parlarti di Come prendere decisioni.

Vi sono diverse componenti da prendere in considerazione sul perché prendiamo determinate decisioni, vediamone alcune.

Il Problema della Malattia Asiatica

Gli Psicologi Kahneman e Tversky, premi Nobel per la Neuroeconomia ed Economia Cognitiva, si impegnarono a spiegare l’Effetto Incorniciamento. Attraverso questo postulato, i due specialisti vollero esporre come le persone prendono decisioni dinnanzi a due alternative che sostanzialmente hanno lo stesso contenuto, tuttavia presentano una formulazione totalmente diversa.

Immagina che in Europa stia arrivando una malattia asiatica. 600 persone sono a rischio di vita. Nell’esperimento originale sono stati presi due gruppi di soggetti, ognuno di questi doveva esercitare decisioni sulla base di due programmi.

Gruppo 1:
Programma Alfa: 200 europei vengono salvati.
Programma Beta: un terzo di probabilità che tutti gli europei vengano salvati, tuttavia due terzi di probabilità che nessuno si salvi

Gruppo 2 doveva decidere invece tra:
Programma Phi: 400 europei muoiono.
Programma Delta: un terzo di probabilità che nessuno muoia, due terzi di probabilità che muoiano tutti.

Specularmente i due gruppi avevano un compito identico, tuttavia espresso in maniera del tutto differente. Nel primo gruppo le decisioni dei partecipati si posarono principalmente sul Programma Alfa, mentre nel secondo gruppo fu il Programma Delta ad avere maggior successo.
Questo esempio ci fa intendere come, a parità di condizioni, le decisioni dipendono da come un evento o un quesito vengano rappresentati.

L’Avversione alle Perdite

Ti ricordi l’esempio introduttivo sulla soddisfazione del guadagno in base al proprio stipendio di origine? Bene invertiamolo. Un individuo che guadagna mensilmente 10000 euro sarebbe molto più sensibile alla perdita di 100 euro nella sua busta paga di quanto sarebbe soddisfatto di un incremento della medesima cifra. Questo perché, a parità di condizioni, le nostre decisioni vertono sulla preferenza di contenere le perdite piuttosto che inseguire in guadagno.

L’Effetto di Isolamento

Immagina di trovarti in un gioco a premi. In questo gioco devi prendere delle decisioni dove potresti vincere Alfa (0,20 su 1 possibilità di vincere 8000 euro) o Beta (0,25 possibilità di vincere 5000 Euro).
Adesso immagina invece di ritrovarti in un gioco a premi diviso in due stadi. Esiste lo 0,75 di probabilità di arrivare alla fine a mani vuote e lo 0,25 di arrivare invece alla fase finale dove è possibile vincere. Nella fase finale devi prendere delle decisioni dove puoi vincere Phi (5000 euro certi) o Delta (0,80 su 1 di vincere 8000 euro). In questo secondo gioco, se si passa alla seconda fase dunque, si ha la possibilità 0,80 x 0,25 di vincere 8000 euro, e lo 0,25 x 1 di vincerne 5000.
Come si può notare le probabilità di vittoria dei due giochi descritti sono identiche, tuttavia i risultati sperimentali sono stati strabilianti. I soggetti hanno scelto nel primo gioco di attuare la decisione Alfa, mentre nel secondo la Phi. Secondo Kahneman e Tversky questo perché i soggetti non riescono ad isolare le componenti probabilistiche nei compiti con più fasi, prendendo delle decisioni incoerenti rispetto alle prospettive di rischio.

 

Abbiamo citato soltanto alcuni degli effetti che ci portano a prendere decisioni, tuttavia voglio farti ragionare su una piccola curiosità. Fino a qualche tempo fa, nella televisione nazionale italiana, veniva trasmesso un gioco a premi basato sull’apertura di pacchi che contenevano delle vincite perdute. Il nome era “Affari Tuoi“. Il partecipante poteva prendere delle decisioni basate sullo scambiare il proprio pacco o accettare delle offerte da parte degli organizzatori del format. Se sai di che programma sto parlando, forse sei uno di quelli che ha pensato quanto fosse bizzarro e forse anche un po’ patetico il suo concetto di fondo. Se andiamo ad analizzare più a fondo la dinamica di decisioni a cui il concorrente doveva andare incontro, egli doveva decidere quanto fosse utile scambiare il pacco e passare ad una fase di vittoria probabilistica differente (Effetto Isolamento) o accettare un’offerta da parte degli organizzatori per andare via e rinunciare alla cifra interna al suo pacco, in tutto questo tenendo sempre conto delle cifre ancora in ballo (Avversione alle Perdite).

Mi raccomando dunque, la prossima volta che dovrai prendere delle decisioni fai un buon calcolo probabilistico, e non farti indurre in tentazione dalle soddisfazioni che sembrano troppo semplici!

Felice C. Baldacchino

22 gennaio 2018 Articoli
About Felice Baldacchino

– Laurea in Scienze e Tecniche Psicologiche – Specializzando in Psicobiologia e Neuroscienze Cognitive. – Collaboratore sede di Parma.

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