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Come scegliamo il Partner

Come scegliamo il Partner

Come scegliamo il Partner

Sembrerà assurdo, ma esistono dei fattori intrapsichici che influenzano enormemente il tema oggi trattato. Come scegliamo il nostro partner è un tema molto caldo, discusso e ritrattato più volte in psicologia. In sostanza possiamo si provare piacere per un uomo o una donna in base all’aspetto fisico. Tuttavia le dinamiche di coppia si sviluppano sempre in funzione del nostro passato, sia infantile che adulto.

Qui è la Redazione Centro Clinico Eden ed oggi voglio parlarti di Come scegliamo il Partner.

Come scegliamo il Partner: l’Attaccamento

Sin da prima di acquisire la capacità di parola esistono dei fattori in grado di decidere del nostro futuro relazionale. Sia la psicoanalisi che le dottrine più recenti hanno teorizzato delle motivazioni adeguate provenienti dal periodo infantile. Tuttavia la teoria che risulta più geniale negli ultimi due secoli è quella dell’Attaccamento.  Questo rappresenta l’insieme di dinamiche relazionali che l’individuo esprime nei confronti dei suoi simili, dipendente dalle relazioni più ancestrali proveniente dal genitore primario. Solitamente la madre. Il fautore di questa teoria, accompagnata da sperimentazioni rigorosamente scientifiche su campioni di bambini in tenera età, è John Bowlby.
Tuttavia costui, sopratutto grazie all’aiuto di Mary Ainsworth, ha potuto creare una sperimentazione replicabile per una moltitudine di bambini.

La sperimentazione prende il nome di Strange Situation. In poche parole la madre accompagnava il bambino in una stanzetta e stavano lì insieme a giocare. Quindi sarebbe entrato un estraneo e, dopo che questi avesse interagito col bambino in presenza della madre, ecco che questa abbandonava la stanza per lasciare il bimbo solo con l’estraneo. Dopo del tempo lì trascorso l’estraneo sarebbe uscito, il bambino sarebbe rimasto da solo nella stanza e successivamente sarebbe rientrata la madre. In base alle reazioni del bambino ecco che la Ainsworth ha potuto clusterizzare degli stili di attaccamento in cui possono essere smistati gli individui. Vediamoli subito.

  • Attaccamento Sicuro: il bambino ride e gioca in presenza della madre, l’estraneo lo mette in allerta. Quando la madre va via ecco che piange poiché si sente abbandonato. Quando la madre torna nella stanza ecco che accoglie la madre a braccia aperte sorridendo e giocando.
  • Attaccamento Insicuro-Evitanteall’uscita dalla stanza da parte della madre il bambino ha una reazione di tristezza. Al ritorno della madre in stanza ecco che si mostra anaffettivo, non risponde più di tanto alla stimolazione materna e – appunto – evita il genitore.
  • Attaccamento Insicuro-Ambivalente: anche qui, all’uscita di stanza della madre, abbiamo una reazione di pianto e tristezza dovuta alla perdita. Quando la madre torna il bambino dimostra una certa rabbia, il pianto è di tipo avversivo nei confronti del genitore.

Cosa ne deduciamo?

Cosa c’entra tutto questo rispetto a come scegliamo il partner? Ci arriviamo. Esiste anche un quarto stile di attaccamento che sarebbe il Disorganizzato, ma in questa sede non ce ne occuperemo in quanto si mostra latore di condizioni psicopatologiche.
In ogni caso gli stili di attaccamento sono dovuti, appunto, al rapporto con il genitore primario avuto sin dai primi vagiti. Nel Sicuro il soggetto ha avuto una madre sempre molto responsiva, quindi il bambino ha sempre la sicurezza che la madre non lo abbandonerà mai. L’Evitante e l’Ambivalente possono aver avuto delle esperienza con il genitore che abbiano creato delle condizioni di abbandono. Ma attenzione, non si parla di madri che sono state necessariamente poco attente.

Può semplicemente essere successo che, mentre il genitore faceva la spesa in compagnia del figlio, questa abbia anche solo scostato il volto del bimbo mentre questo le si appiccicava alla gamba mentre lei cercava di pendere la scatola dei cereali che stava troppo in altro. Scene del genere, se si ripetono più volte, possono portare ad un attaccamento insicuro dovuto alla percezione del rifiuto. Oppure se il bambino ha sentito di soffocare mentre era nella culla e la madre non se ne accorta, può essere percepito dal piccolo come una mancanza di contenimento da parte del genitore.

E nell’Adulto?

Gli stili di attaccamento portano a formarsi, nell’individuo, i cosiddetti Modelli Operativi Interni,  che li rispecchiano. Esiste uno strumento psicologico che descrive come ci rapportiamo a livello relazionale con gli altri. Effettivamente potrebbe essere una buona partenza per capire come scegliamo il partner. Lo strumento è l’Adult Attachment Interview, che dimostra che tipo di modelli hai rispetto allo stile di attaccamento sviluppato da bambino.

Questo ha portato alla letteratura a credere che ci sono degli stili di attaccamento che tra di loro combaciano perfettamente, mentre altri sono completamente in antitesi. Immaginatevi un Ambivalente che sta con un Evitante. L’Ambivalente ha sempre bisogno di certezze, mentre l’Evitante fugge qualsiasi affettività per timore di abbandono. Dunque l’Evitante non darà mai certezze, ed in questo l’Ambivalente si arrabbierebbe moltissimo. Tuttavia l’ambivalente tende anche ad inseguire quando viene rifiutato, ma quando il partner ritorna strisciando si può persino mostrare vendicativo e ritrarsi affettivamente.

Ovviamente la scelta non ricade solamente sullo stile di attaccamento che si percepisce nell’altra persona, ma anche sul vissuto di ognuno di noi. Cattive esperienze, traumi e rifiuti da determinate categorie di individui possono influenzare come scegliamo il partner. Tuttavia, al giorno d’oggi, gli stili di attaccamento fanno parte di un complesso di teorizzazioni molto più blasonato e scientifico in tutto il panorama della conoscenza psichica.

Felice C. Baldacchino

 

30 maggio 2018 Articoli
About Felice Baldacchino

– Laurea in Scienze e Tecniche Psicologiche – Specializzando in Psicobiologia e Neuroscienze Cognitive. – Collaboratore sede di Parma.

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