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Comunicare per risolvere i litigi

 

Risolvere i litigi

Risolvere i litigi

Molti di noi, ogni giorno, affrontano dei litigi. Che sia con il partner, con gli amici o con i genitori, probabilmente ci arrabbiamo urliamo e nel peggiore dei casi chiudiamo i rapporti.

Ma quando non subiamo un torto grave, quando le discussioni sembrano nascere dal nulla, vi siete mai chiesti perché litighiamo?

Qui è lo Staff del Centro Clinico Eden ed oggi parleremo delle liti che scaturiscono spesso da problemi comunicativi e come risolvere i litigi

 

CHE COS’E’ LA COMUNICAZIONE E COME FUNZIONA

Comunicare e una prerogativa umana. L’essere umano è l’unico essere in grado di utilizzare il linguaggio verbale e non verbale per comunicare pensieri e motivazioni.

Comunicare con l’altro è essenziale per creare rapporti e relazioni. Si comunica tramite la parola o tramite il corpo. Ogni interazione nasce dalla comunicazione.

La comunicazione, verbale e non verbale, serve a comunicare all’altro sentimenti, motivazioni, intenzioni e pensieri. Serve a esprimere i nostri bisogni e le nostre esigenze.

I litigi nascono, spesso, proprio perché l’altro sembra non percepire quello che noi gli stiamo comunicando. Quando manca la comunicazione all’interno di una coppia succede che il comportamento e l’istinto prendono il sopravvento sulla razionalità. Si alza il tono della voce e si parla a ruota libera. Si agisce senza pensare più alle conseguenze.

Alcuni psicologi si sono occupati di studiare e spiegare il processo comunicativo. La teoria che ne deriva si chiama “Pragmatica della comunicazione”. Tale teoria prende in considerazione l’aspetto tecnico, l’aspetto psicologico e anche il contesto in cui avviene la comunicazione, dunque le interazioni sociali.

Secondo la pragmatica della comunicazione, in maniera sintetica, gli elementi che caratterizzano l’atto comunicativo sono la presenza di un “emittente” (colui che intende comunicare) e un “ricevente” (colui che riceve l’informazione).

L’emittente invia un messaggio composto da un “codice” specifico (linguaggio che si utilizza per comunicare) tramite un “canale” (mezzo attraverso il quale passa la comunicazione).  Dal canto suo il ricevente “codifica” il messaggio e, nella maggior parte dei casi emette un feedback.

GLI ASSIOMI DELLA COMUNICAZIONE

Per comprendere e spiegare il fenomeno sono stati elaborati cinque assiomi che specificano gli elementi sempre presenti nell’atto della comunicazione.

  1. E’ impossibile non comunicare: Non è possibile non utilizzare un comportamento comunicativo. Anche senza utilizzare il canale verbale, il corpo, compie gesti ed espressioni che hanno valore comunicativo. Anche il silenzio, ad esempio, è ricco di messaggi e informazioni che si inviano a un ricevente.
  2. In ogni comunicazione vanno distinti due livelli: il livello del contenuto si riferisce a “cosa stai comunicando”.  Il livello delle relazioni specifica il genere di relazione che vuoi instaurare con la persona alla quale ti stai rivolgendo.
  3. Questo assioma esprime che la sequenza degli eventi all’interno dell’interazione viene percepita diversamente dai due interlocutori. Ad esempio, durante una lite, noi possiamo avere la percezione che il torto subito sia avvenuto prima della nostra risposta aggressiva. Il nostro interlocutore, invece, può sostenere fermamente di averci fatto quel torto perché noi siamo stati aggressivi.
  4. Secondo questo assioma gli essere umani comunicano utilizzando un canale analogico e uno numerico. Sostanzialmente utilizziamo un linguaggio verbale e un linguaggio non verbale proveniente da gesti e mimica corporea.
  5. L’Ultimo assioma definisce che ogni scambio può essere simmetrico o complementare. Questo significa che all’interno di un interazione i partner potrebbero avere la tendenza ad imitarsi (simmetrico) o ad assumere un comportamento reciproco (complementare).

 

QUANDO LA COMUNICAZIONE DIVENTA DISFUNZIONALE

Come detto comunicare è fondamentale. Cosa accade quando la persona alla quale stiamo comunicando qualcosa non riceve o fraintende il messaggio?

Esatto. Ci arrabbiamo. Ma perché?

Fondamentalmente la rabbia scaturisce dal fatto che ciò che vorremmo dire non viene compreso. I nostri sentimenti possono essere sminuiti, le nostre intenzioni fraintese, i nostri pensieri interpretati in maniera diversa.

Quando in una coppia non si comunica in maniera adeguata si rischia di litigare e, nel peggiore dei casi, rovinare in maniera irrimediabile il rapporto.

Ho parlato degli assiomi perché esistono delle disfunzioni comunicative che scaturiscono dal cattivo utilizzo di uno o più assiomi. Questo comporta un interazione conflittuale con l’altro.

Un problema usuale è la squalifica del messaggio. Questa, riguarda il primo assioma. Si verifica quando il nostro interlocutore sminuisce, disattende o presta poca attenzione a ciò che gli stiamo dicendo.

Ulteriore disfunzione che riguarda il secondo assioma è la disconferma. Al contrario della squalifica, che comunque è una modalità di valorizzare l’altro pur non ascoltandolo, la disconferma è un modo di negare l’esistenza dell’altra persona.

Non si tratta di un rifiuto ma di un vero e proprio mancato riconoscimento di chi comunica. Le risposte che vengono date al messaggio sono vaghe e sfuggenti. Può rivelarsi molto fastidiosa, ad esempio, la disconferma dei sentimenti che si vogliono comunicare in quel preciso momento.

Una persona che non riconosce e non valorizza il messaggio che sto inviando per comunicare i miei sentimenti, ad esempio di tristezza, provoca in me una forte rabbia che porta inevitabilmente al conflitto e alla lite.

Come già anticipato, nel terzo assioma, la disfunzione che possiamo rilevare è quella relativa alla sequenza degli eventi. Se è naturale che ognuno percepisca gli eventi a modo suo e con un ordine diverso dal mio, è anche vero che questo non può trasformarsi in una lotta di potere.

Se gli interlocutori punteggiano il discorso e la sequenza in modo da far ricadere perennemente la colpa e gli errori sull’altro, giungendo a posizioni rigide e tentando di concludere la comunicazione, allora non è più funzionale.

Nel caso del quarto assioma, la disfunzione che potrebbe portare alla lite è l’attribuzione erronea di significati ai comportamenti altrui. Il comportamento non verbale può risultare ambiguo e di difficile comprensione per chi deve decodificare il messaggio. Ecco perché può accadere che un interlocutore attribuisca erroneamente pensieri, intenzioni o comportamenti all’altro. Questo comportamento porta a etichettare l’interlocutore in un modo che non lo rappresenta.

Infine, per quanto riguarda il quinto assioma, il rischio è di incorrere in uno sbilanciamento eccessivo verso una delle due forme di interazione: simmetrica e complementare. Nel primo caso “l’escaletion simmetrica” comporta la pretesa di essere totalmente identici. Questo porta all’inasprimento e alla rottura della relazione. Nel caso di una coppia di fidanzati, la pretesa di essere uguali aumenta la frustrazione, il conflitto e la delusione che tale traguardo non può essere raggiunto.

Nel secondo caso la “complementarità rigida” comporta un aumento della competitività. Ciò significa che all’interno di una coppia ci sarà sempre una persona che lotterà per mantenere la sua supremazia sull’altro. L’altro, dal canto suo, lotterà per non essere sottomesso. Questo porterà, inevitabilmente, a un conflitto e alla chiusura della relazione.

Concludendo, come ho scritto più volte la comunicazione è fondamentale. Con questo intendo dire che all’ interno di una coppia è fondamentale sforzarsi di comunicare. Parlare dei propri sentimenti e delle proprie frustrazioni per prevenire e risolvere i conflitti prima che divengano irrimediabilmente compromessi.

 

Chiara D’Agata

27 novembre 2017 Articoli
About Chiara D'agata

– Laurea in scienze e tecniche psicologiche – Collaboratrice sede di Catania

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