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Disturbo post traumatico da stress: come ti annulla la vita.

Qualcuno di voi avrà sicuramente visto il film “American Sniper” tratto dalla storia vera di un cecchino americano che, dopo essere tornato dal Vietnam inizia ad accusare strani sintomi.

Nel film, questi sintomi, sono rappresentati così bene da far capire pienamente di cosa voglio parlare oggi.

Ciao a tutti, qui è la redazione del Centro Clinico Eden e oggi parleremo di una sindrome poco conosciuta ma molto debilitante: il disturbo post traumatico da stress.

Vi racconterò, in seguito un episodio di cronaca che mi ha fortemente colpita e che dimostra come questa sindrome sia spesso incompresa e sottovalutata.

DISTURBO POST TRAUMATICO DA STRESS

Il disturbo post traumatico da stress è molto complesso. Insorge necessariamente dopo un evento fortemente traumatico o un esposizione prolungata a uno stress acuto. La sintomatologia non riguarda semplicemente la reazione negativa al trauma, ma è ricca di sfumature ed elementi interconnessi.

Viene spesso denominata “nevrosi da guerra” perché, come già anticipato, colpisce maggiormente i veterani. Tuttavia non è esclusiva di questa categoria.

Il disturbo post traumatico da stress è terribilmente invalidante e comporta un rapido cambio del comportamento. Chi ne soffre, talvolta, soffre anche di disturbi del sonno e di memoria.

Una caratteristica comune è la presenza di flashback che costringono la persona a rivivere continuamente il trauma (i veterani, di norma, rivivono i momenti di guerra) in maniera vivida e reale.

Si perde la cognizione del tempo e, man mano, anche la lucidità e la consapevolezza della realtà esterna. L’unico sentimento predominante a lungo andare è l’insopportabile sofferenza psichica che può condurre la persona al suicidio.

CAUSE DEL DISTURBO E RIMEDI

Come già scritto sopra, il disturbo colpisce necessariamente persone che hanno dovuto affrontare un evento fortemente traumatico e non sono stati capaci di superarlo.

Eventi come terremoti, guerre, carestie, lutti etc. possono provocare la sintomatologia per breve tempo (in quel caso si parla di “disturbo acuto da stress” ) o per tempo prolungato.

Molti studi dimostrano come le persone più colpite siano quelle con una debolezza psicologica tale da non avere sviluppato la “resilienza” (per sapere di più sulla resilienza vedi qui ).

Chi sviluppa la resilienza infatti potrebbe essere in grado da solo di fronteggiare l’evento negativo che minaccia l’integrità della psiche.

Quando viene meno la resilienza non è possibile “fare da sè”. E’ necessario un percorso di psicoterapia che aiuti la persona a rielaborare e “digerire” il trauma.

Il trauma deve, quindi, essere integrato e accettato dal paziente. Spesso per far in modo che questo avvenga è necessaria, in aggiunta, una terapia farmacologica che consenta al paziente di riprendere la sua normale vita con maggiore serenità e lucidità.

UN CASO REALE

Arriviamo, adesso, a parlare di un fatto realmente avvenuto nel 1996 in Texas.

La mattina del 1 agosto un uomo si arma di fucile da cecchino, sale nella torre più alta del campus dell’ Università del Texas e inizia a sparare sulla folla.

Per 96 minuti l’uomo non smise di sparare. Uccise 16 persone e ne ferì 30 (di cui la maggior parte studenti di giovane età).

Dopo ore di terrore e angoscia, due poliziotti, riuscirono a penetrare nella torre cogliendo l’uomo di sorpresa e uccidendolo.

Ma perché accadde questa strage? Poteva essere evitata? Chi era quell’uomo e cosa lo spinse ad agire così?

L’uomo si chiamava Charles Joseph Whitman e oltre a essere un ex marines aveva avuto un infanzia difficile. Sin da giovanissimo, il padre, lo abituò all’utilizzo delle armi da fuoco e a un educazione rigida e autoritaria.

Successivamente scoprirono che Whitman, la notte prima della strage, aveva ucciso la madre e la moglie. Aveva lasciato poi una lettera in cui dichiarava le intenzioni di uccidere tutti quegli studenti la mattina seguente scrivendone le motivazioni. Scriveva infine della consapevolezza della morte: sapeva che la sparatoria avrebbe comportato la sua uccisione e non gli importava. Ne era anzi felice.

A Whitman, oggi, sarebbe stato diagnosticato il disturbo post traumatico da stress. Erano tempi troppo prematuri e la sintomatologia era ancora sconosciuta e sottovalutata.

La sofferenza di quell’uomo lo spinse ad agire in maniera estrema e crudele uccidendo altre persone per liberarsi dal peso dei pensieri intrusivi.

LA LETTERA

Di seguito riporto una parte della lettera che Whitman scrisse il giorno prima di morire. Da qui si capisce bene quanto la patologia lo avesse reso ormai apatico e crudele.

“Non capisco proprio cosa mi spinge a battere a macchina questa lettera. Forse devo lasciarvi un vago motivo per spiegare ciò che ho appena fatto. Ultimamente proprio non mi capisco […] sono stato vittima di diversi pensieri irrazionali. Questi pensieri ricorrono costantemente […]. Ho discusso con il dottore per circa due ore e ho provato a spiegargli i miei timori su quegli impulsi violenti […]  il medico non mi ha più ricevuto, da allora combatto da solo la mia agitazione mentale, ma inutilmente. Dopo la mia morte desidero che sia effettuata un’autopsia per verificare se è realmente presente un disordine fisico visibile. […] ho deciso di uccidere mia moglie Kathy […]. Non riesco a trovare alcun motivo razionale per spiegare il perché di tutto questo. Non so se è egoismo o se lo faccio perché non voglio che mia moglie affronti l’imbarazzo che le mie azioni le causerebbero […] intendo ucciderla nel modo meno doloroso possibile.

[…]

Se la mia assicurazione sulla vita è valida verificate che tutti gli assegni a vuoto che ho compilato questa settimana siano compensati […] quello che avanzerà donatelo, in via anonima, a una fondazione per la salute mentale. Forse la ricerca potrà impedire ulteriori tragedie di questo tipo”.

Se ti è piaciuto l’argomento e vuoi approfondire guarda il documentario/film “Tower” di Keith Maitland. Lo trovi sulla piattaforma Netflix e contiene le testimonianze reali dei sopravvissuti.

Lettera

 

Chiara D’Agata

13 dicembre 2017 Articoli
About Chiara D'agata

– Laurea in scienze e tecniche psicologiche – Collaboratrice sede di Catania

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