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Le emozioni nella nostra vita

Una delle caratteristiche più belle e importanti dell’essere umano (e non solo) è la capacità di provare emozioni. Le emozioni colorano la nostra quotidianità e la nostra intera esistenza. Sono lo sfondo di ogni situazione e ogni evento che ci colpisce, nel bene e nel male.

Sarebbe possibile vivere senza provare emozioni? Cosa sarebbe l’essere umano senza questa particolare caratteristica?

Qui è lo Staff del Centro Clinico Eden e oggi discuteremo con voi l’importanza e la funzione delle emozioni nella nostra vita.

Emozioni nella nostra vita

Emozioni nella nostra vita

COSA SONO?

Come detto, esse caratterizzano l’intera esistenza di ogni persona ma esattamente cosa sono?

La comunità scientifica le definisce come uno “stato fisiologico e psicologico” che si attiva in reazione a uno stimolo esterno. Molto semplicemente, si parla di emozioni come reazioni fisiche e mentali in risposta ad eventi che avvengono intorno a noi. Ma perché si parla di “stato fisiologico”? L’emozione non è forse un semplice stato mentale che definisce come ci sentiamo in quel momento?

Non è esattamente così. L’espressione di una specifica emozione all’interno di una situazione attiva anche risposte del nostro organismo. Ragion per cui se siamo arrabbiati aumenta la temperatura corporea, se siamo impauriti aumenta il battito cardiaco, e così via.

Dunque l’emozione sarebbe uno stato mentale  in reazione a un evento esterno che ci coinvolge, ma anche una manifestazione fisica e corporea.

COME SI DIFFERENZIANO?

Per la maggior parte degli esperti in materia di emozioni, esistono sei emozioni fondamentali di base. Le emozioni fondamentali hanno questo nome perché è stata provata scientificamente la loro natura innata e universale. Ciò significa che ogni bambino, in ogni parte del mondo, nasce con la capacità di provare questo ventaglio di emozioni.

Le emozioni findamentali di base sono rabbia, disgusto, paura, tristezza, gioia e sorpresa. A loro volta queste emozioni si combinano tra loro generando altre emozioni più variegate.

Come facciamo a dire che le emozioni sono innate e universali?

Uno studio ha dimostrato come, in una piccola tribù indigena che non aveva mai avuto nessun contatto con la società modernizzata, non solo venivano espresse le stesse emozioni base manifestate anche nella popolazione del resto del mondo ma venivano anche riconosciute, verbalizzate e rispecchiate.

Esistono anche emozioni che l’individuo impara a mettere in atto vivendo all’interno della società. Un esempio sono il senso di colpa e la vergogna. Un bambino non nasce con la capacità di provare vergogna e/o senso di colpa.

Queste emozioni presuppongono la presenza di “un altro rispetto a me” che induca il bambino a provare senso di colpa o vergogna per un determinato motivo.
Questo ruolo, nella prima infanzia, lo rivestono i genitori che insegnano al bambino a provare emozioni diverse rispetto a quelle innate.

A COSA SERVONO?

Abbiamo dunque visto come esistano diversi tipi di emozioni. Ma esattamente a cosa servono?

La maggior parte di voi avrà visto il film “inside out” della Disney Pixar (se non l’avete visto lo consiglio) in cui, all’interno di una bambina di 12 anni, le emozioni sono rappresentate da 5 personaggi con funzioni specifiche : gioia, rabbia, tristezza, disgusto e paura. Ognuno di questi piccoli personaggi riveste un ruolo fondamentale nel guidare la ragazzina e il suo comportamento.

Secondo la teoria evoluzionistica di Darwin, infatti, le emozioni aiutano l’essere umano nella sopravvivenza e guidano il suo comportamento e le sue azioni.

Quando provate paura il vostro cervello inizia a mandare messaggi al cuore affinché pompi più sangue (ecco perché la sensazione di tachicardia). Questo processo ha lo scopo di far arrivare il maggior numero di sangue possibile ai muscoli della parte inferiore del corpo preparando così il corpo a una fugada un imminente pericolo.

Il dolore, soprattutto quello fisiologico dovuto a fattori interni (come un mal di testa) ci avverte che qualcosa sta minacciando la nostra salute.

Insomma le emozioni ci danno numerose informazioni per evitare comportamenti e/o azioni che possano danneggiarci e sono anche una chiave di lettura fondamentale per interpretare la realtà che ci circonda.

Le emozioni sono componenti istintuali che nessuno può controllare. Sono gestite, infatti, dal Sistema nervoso autonomo. Ciò che possiamo controllare è, invece, la reazione comportamentale dovuta all’emozione.

Essendo componenti istintuali non è possibile bloccarle o evitarle. Senza di esse, probabilmente, l’essere umano perderebbe la capacità di percepire situazioni piacevoli e pericoli imminenti.

PSICOPATOLOGIA DELLE EMOZIONI

Torniamo alla domanda fatta in precedenza: è possibile non provare emozioni?

Alla luce di quanto detto sopra no. Non è possibile.

Tuttavia esistono alcune patologie mentali che impediscono a chi ne soffre il riconoscimento o la manifestazione delle emozioni.

Un esempio è un disturbo chiamato “Alessitimia”. Il soggetto che ne soffre non è in grado di riconoscere e verbalizzare le emozioni che prova.

La persona alessitimica non riesce a comunicare alle altre persone ciò che sta provando poiché non è in grado di riconoscere quello stato emotivo specifico.

Tuttavia non è corretto dire che questa persona non è in grado di provare emozioni. Pur non riconoscendone la fonte e il genere egli agisce le proprie emozioni tramite il comportamento.

Se sta provando rabbia, invece di dire “sono arrabbiato”, è più probabile che agisca colpendo la  fonte della sua frustrazione.  Se prova tristezza, non è in grado di dire “piango perché sono triste” piuttosto, scoppierà in lacrime senza un apparente motivo.

Un altro esempio di disfunzione delle emozioni è l’apatia. Di norma è più un sintomo che una patologia a sé stante, presente ad esempio nella depressione e nel disturbo antisociale di personalità.

La persona apatica, per definizione, non è in grado di riconoscere e manifestare emozioni. Queste persone non possiedono capacità di mimica facciale e di rispecchiamento empatico (cioè la capacità di comprendere e imitare le emozioni altrui).

Spesso l’apatia, soprattutto nelle sindromi depressive, è accompagnata da un altro sintomo: l’anedonia che è l’incapacità di provare piacere e/o emozioni piacevoli.

Nonostante ciò anche in questo caso non si può dire che la persona affetta da apatia e/o anedonia non provi emozioni.

Ad esempio il depresso, apatico o con anedonia, prova comunque una profonda angoscia e una tristezza incolmabile. Queste restano pur sempre emozioni, seppur negative. Sarebbe più corretto dire, infatti, che in questo caso la disfunzione è a livello delle emozioni positive.

Concludendo, le emozioni sono ciò che colorano la nostra vita. Senza questa componente il mondo sarebbe spento e vuoto.

BIBLIOGRAFIA E TESTI CONSIGLIATI

  • Introduzione alla psicologia. Atkinson & Hilgard’s.
  • La regolazione delle emozioni. Olimpia Matarazzo e Vanda Lucia Zammuner.
  • Alessitimia, valutazione e trattamento. Vincenzo Caretti e Daniela La Barbera

 

Chiara D’Agata

17 novembre 2017 Articoli
About Chiara D'agata

– Laurea in scienze e tecniche psicologiche – Collaboratrice sede di Catania

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