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Intervista a un caso clinico

Caso clinico Centro Clinico Eden Catania

Caso clinico Centro Clinico Eden Catania

La schizofrenia: malattia senza ombra di dubbio debilitante e invalidante. Qualunque tipologia risulta essere insidiosa e fastidiosa.

Le allucinazioni (clicca qui) colorano la quotidianità, confondendo ogni aspetto della vita. I deliri (clicca qui) ti lasciano vivere seguendo schemi comportamentali ormai ben radicati e disfunzionali.

Si soffre tanto. Ci si dispera, ci si chiede perché. Perchè a me?

Bentrovati dalla Redazione del Centro Clinico Eden, oggi condividerò con voi l’intervista personalmente fatta a una amica affetta da schizofrenia.

Nello specifico A. (così chiameremo la ragazza che vuole, naturalmente, restare anonima) ha una diagnosi di disturbo Schizoaffettivo.

Di seguito darò una breve spiegazione del disturbo per poi passare all’intervista e alle dichiarazioni di A. riguardanti la patologia con la quale convive.

DISTURBO SCHIZOAFETTIVO

Il disturbo schizoaffettivo è forse uno dei disturbi dello spettro schizofrenico più terribile e complesso. Oltre ai classici sintomi della schizofrenia (che puoi leggere qui), si aggiungono in questa patologia i sintomi tipici dei disturbi affettivi (depressione, disturbo bipolare).

Chi ne soffre, invece di sviluppare un appiattimento emotivo e affettivo, sviluppa un quadro depressivo e parecchio sofferente.

Allucinazioni, deliri e disorganizzazione comportamentale e verbale si alternano a episodi di depressione maggiore o maniacali (per saperne di più clicca qui).

E’ caratteristica una perdita di interessi e anedonia (incapacità a provare piacere). Ma passiamo adesso all’intervista.

IL CASO DI A

Ciao A. come stai ?

“Ciao Chiara, al momento sto meglio perché sto seguendo una terapia farmacologica con lo psichiatra. Riesco in parte a condurre una vita normale. Anche se è difficile riuscirci.”

Sei stata molto male in passato?

“Si. Ci sono stati momenti terribili. Momenti in cui non volevo semplicemente vivere. L’angoscia iniziava la mattina presto, non volevo nemmeno alzarmi.”

Puoi descrivermi esattamente cosa provavi, cosa provi e quali sono stati i momenti peggiori ?

“Come ti ho detto l’angoscia era una delle sensazioni che non mi abbandonava mai. Mi alzavo la mattina con l’idea di voler morire per porre fine a questo calvario. Però non era ogni giorno così. C’erano dei momenti in cui mi sentivo invece euforica, piena di energie. Senza dubbio i momenti peggiori sono stati quelli in cui cadevo nel baratro della depressione. La vita non aveva più alcun senso. E la cosa peggiore è che non riuscivo a comprenderne i motivi. Poteva accadere qualunque cosa, io reagivo sempre molto male. Anche i motivi che per molte persone potrebbero essere insignificanti per me avevano un significato enorme. Una lite, un brutto voto, una brutta serata si trasformavano nell’inizio di un periodo buio e senza uscita.”

Erano più frequenti i momenti angoscianti o i momenti euforici?

“No, credo siano stati di più i momenti di forte tristezza. I momenti di euforia erano sporadici e brevi. Più che altro c’erano dei giorni in cui mi sentivo fortemente motivata. Avevo voglia di uscire, divertirmi, fare shopping come tutte le ragazze della mia età. Ero sicura che tutto fosse finito, che stavo finalmente reagendo all’angoscia. Ma durava veramente poco, puntualmente ricadevo nel black out totale.”

Hai avuto allucinazioni?

“Adesso sono in grado di dire si. Non ero pienamente consapevole dell’irrealtà di ciò che vedevo o sentivo. Mi è capitato spesso di sentire voci nella mia testa, che io attribuivo a persone esterne. Mi convincevo che tutti parlavano male di me. Tutti si accorgevano di quanto fossi strana e fuori dal comune. Sentivo lo sguardo fisso addosso di tutti. Potevo percepire il giudizio negativo per ogni passo che facevo. Vedevo spesso dei bambini a casa mia che giocavano nella mia stanza. Mi chiedevano di giocare con loro ma non avevano giocattoli. Volevano giocare a nascondino. Si nascondevano, mi facevano impazzire. Io li cercavo per tutta la casa ma alla fine non li trovavo mai. E’ capitato spesso, almeno 5-6 volte che questi bambini mi insultassero dicendomi che non sono brava, non so giocare con loro e non posso avere figli per questo.”

Ti ringrazio per aver condiviso con me e con i lettori la tua storia. C’è qualcosa che vorresti dire a chi leggerà la tua storia?

“Grazie a te e a voi per avermi ascoltata. Al momento non sono ancora in grado di pensare in maniera logica e coerente. Non mi viene niente in mente da dire. Anzi si. Se state soffrendo e se vedete tutto buio non vi arrendete. Cercate sempre aiuto, parlatene con qualcuno. Non tutti saranno in grado di capire, ma alla fine arriverà la persona che saprà consigliarvi. Come è successo a me. Non avevo l’intenzione di vedere uno psichiatra o uno psicoterapeuta, cercavo di risolvere tutto da sola facendomi carico del peso che avevo nel cuore. Poi è arrivato il mio fidanzato che mi ha saputa aiutare e mi ha convinta a cercare uno specialista. Se ne sentite il bisogno cercate sempre uno specialista. Ho ritrovato la fiducia e l’ottimismo e ora so che posso stare bene.”

CONCLUSIONI

La storia di A. è molto complicata. Le oscillazioni dell’umore (con maggiore frequenza di depressione) e la confusione sono evidenti.

Le allucinazioni visive dei bambini che giocano rispecchiano le sue paure più profonde e inconsapevoli. Sono presenti deliri di persecuzione e di riferimento nonché allucinazioni uditive che confermano e rafforzano i deliri stessi.

Il comportamento di A. è molto disorganizzato. Si muove spesso nervosamente e compie gesti e movimenti senza alcuna finalità (ad esempio prendere e posare la penna più volte in diversi posti).

Anche il modo di parlare è caotico e veloce (ho dovuto fare qualche modifica al testo per renderlo leggibile). Il tono di voce è appiattito, non è melodico e non esprime nessuna emozione.

Concludendo, ho voluto condividere questa esperienza con voi anche per dissipare l’idea che lo specialista non può essere di aiuto.

Come ha ammesso la stessa A, lo specialista spesso è l’unica ancora di salvataggio. Non ci si deve arrendere alle proprie sofferenze. E’ possibile vincere.

24 maggio 2018 Articoli
About Chiara D'agata

– Laurea in scienze e tecniche psicologiche – Collaboratrice sede di Catania

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