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Conosci la schizofrenia?

 

Conosci la schizofrenia?

Conosci la schizofrenia?

Fin dai tempi più antichi questa patologia era stata riconosciuta e documentata. Anche a livello cinematografico (vedi qui) ha sempre destato grande interesse e successo. Tuttavia la speculazione, al giorno d’oggi, di questa malattia la rende agli occhi delle persone inesperte quasi impossibile da decifrare e comprendere.

La follia vera e propria, dunque, che in psichiatria è ancora oggetto di dibattito a causa delle sue svariate forme.

Bentrovati dalla Redazione del Centro Clinico Eden, oggi voglio approfondire con voi la schizofrenia per cercare di fare luce e chiarezza su questa patologia fortemente diffusa.

STORIA DELLA SCHIZOFRENIA

Nel 1845, per la prima volta, lo psichiatra Bènèdict A. Morel riconosceva una patologia “nuova” a cui diede il nome di “demenza precoce”. L’idea che spinse Morel a coniare una nuova patologia psichiatrica derivava da un suo caso clinico: un ragazzo precedentemente brillante e sveglio era diventato improvvisamente spento, appiattito, pigro presentando anche un deterioramento cognitivo.

Prendendo spunto da questa prima definizione, Emil Kraepelin, descrisse un disturbo che comprendeva deliri, allucinazioni, attenzione labile, perdita della capacità di provare piacere verso le attività quotidiane, perdita di interesse verso ogni cosa e problemi a livello emotivo.

La sintomatologia che descrisse Kraepelin teneva in considerazione maggiormente il piano affettivo compromesso piuttosto che il livello cognitivo gradualmente decadente.

La svolta si ebbe con Eugen Bleuler che, accogliendo le idee di Kraepelin e accostandole al nuovo movimento psicanalitico, descrisse la “schizofrenia” (fu lui stesso a darle questo nome) come l’alterazione di quattro aree fondamentali: disturbo delle associazioni, dell’affettività, ambivalenza dei sentimenti (provare attrazione e repulsione verso qualcuno o qualcosa contemporaneamente) e autismo (qui inteso come totale distacco dalla realtà e isolamento).

Il definitivo tentativo di sistematizzazione dei sintomi della patologia schizofrenica si deve a Kurt Schneider. I suoi criteri vennero tenuti in considerazione per lungo tempo anche dai sistemi nosografici come il DSM (Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali, utilizzato in psichiatria per porre diagnosi), nonostante la mancanza di evidenze empiriche.

A Schneider si deve la descrizione dei “sintomi di primo rango”. Egli cercò di porre l’accento maggiormente ai disturbi del pensiero (eco del pensiero, furto del pensiero, allucinazioni uditive e visive, deliri) piuttosto che all’affettività a cui gli altri autori avevano dato maggior risalto.

LA SCHIZOFRENIA OGGI

Anche se ancora oggi permangono dubbi e la ricerca è ancora attiva in questo settore, si è cercato di sistematizzare e classificare al meglio la sintomatologia della schizofrenia.

I manuali attualmente usati per la diagnosi (che definiscono i criteri necessari per porre diagnosi di schizofrenia) sono il DSM 5 e ICD-10.

La differenza tra i due manuali è che uno (ICD-10) prosegue con il filone iniziato da Schneider e quindi con i sintomi di primo rango. L’altro pur seguendo l’impostazione Schneideriana, alla fine, se ne discosta.

Ma cerchiamo di capire nello specifico quali sono i sintomi della schizofrenia.

SCHIZOFRENIA E DSM 5

Secondo il DSM 5 i sintomi comprendono e compromettono il pensiero (vedi qui), il comportamento e l’affettività.

In pratica è ciò che verrebbe definita una “sindrome globale” che, gradualmente, compromette l’intera vita psichica e quotidiana del soggetto.

Sempre per il DSM 5 i sintomi più comuni (almeno 2 dei seguenti per porre diagnosi) comprendono deliri (vedi qui), allucinazioni (vedi qui), un modo di parlare visibilmente disorganizzato e incoerente, un comportamento disorganizzato o catatonico (vale a dire movimenti ripetitivi, stereotipati, immobilità in pose bizzarre, inattività apparente), sintomi affettivi (umore labile, appiattimento affettivo, emozioni confuse).

Il soggetto che soffre di schizofrenia è visibilmente confuso e disorganizzato. Il suo modo di parlare risulta incoerente e con interruzioni e cambi di argomento frequente. Spesso sembra non comprendere i discorsi altrui (e, probabilmente, in risposta a una domanda potrebbe cambiare discorso).

Sembra privo di sentimenti e emozioni. Il suo comportamento motorio potrebbe apparire agitato, aggressivo, euforico o al contrario completamente apatico e immobile.

Spesso, a causa delle allucinazioni e dei deliri, potrebbe comportarsi in maniera incomprensibile e dialogare con sé stesso.

SCHIZOFRENIA E ICD-10

Rispetto al DSM 5 che si concentra sulla globalità della malattia, questo manuale, pur descrivendo in minima parte il comportamento e l’affettività patologica dello schizofrenico si sofferma principalmente sui disturbi del pensiero.

E’ necessario, per porre diagnosi, che siano presenti deliri e allucinazioni. Più nello specifico deve essere presente almeno uno dei seguenti sintomi: eco del pensiero (sentire all’interno della propria testa o esternamente tra le persone reali una voce che ripete in maniera frequente i propri pensieri che diventano monotoni), inserzione del pensiero (convinzione che i pensieri siano inseriti nella propria testa da un’altra persona) furto del pensiero (convinzione che qualcuno possa rubare e manipolare i propri pensieri),diffusione del pensiero (percezione che i propri pensieri siano stati rubati e resi pubblici).

Frequenti, per il manuale, sono le allucinazioni uditive: voci che commentano o discutono tra loro il comportamento del soggetto, che suggeriscono atti o pensieri, che criticano o che giudicano negativamente (o anche positivamente) il modo di essere della persona malata di schizofrenia.

Per quanto riguarda il comportamento l’ICD (analogamente al DSM) descrive brevemente un eloquio incoerente, non pertinente al contesto con frequenti neologismi, interruzioni e incongruenze, un atteggiamento eccitato (o inibito) con posture rigide e catatonia.

E’ descritta più nello specifico l’affettività rispetto al DSM, che è visibilmente compromessa con segni di apatia, emozioni povere, appiattite e incongruenti.

Una persona malata di schizofrenia potrebbe facilmente percepire contemporaneamente emozioni contrastanti fra loro. Il suo comportamento è povero di espressività gestuale e facciale, rigido e poco flessibile.

Molto spesso mentre parla conia nuovi termini mai sentiti prima ed è probabile che il significato lo capisca solo lui.

CONCLUSIONI

Non tutte le diagnosi di schizofrenia manifestano gli stessi sintomi. E’ una patologia così eterogenea e di difficile comprensione che spesso è difficile riconoscerla.

Per quanto i manuali possano provare a descrivere i sintomi più frequenti, esistono molti casi “atipici” che non manifestano i comportamenti attesi dagli stessi manuali.

Ancora oggi, la ricerca, cerca di far luce sui diversi tipi di schizofrenia (tra cui quello più conosciuto è il sottotipo “paranoide”).

L’idea più diffusa e accettata dai teorici è che esista una sorta di continuum tra schizofrenia vera e propria e altre sindromi psicotiche meno gravi (con sintomatologia attenuata e di facile remissione).

La diagnosi è resa più complicata dal fatto che la persona affetta da schizofrenia non ritiene di essere malata (è quindi egosintonica). I deliri e le allucinazioni (nonché i disturbi del pensiero) vengono percepiti come reali.

E’ molto difficile sradicare le convinzioni patologiche della persona e convincerlo che ciò che ha sempre visto/sentito/percepito non è reale.

I disturbi affettivi vengono comunemente confusi e diagnosticati come depressione maggiore (con elementi psicotici) o disturbi bipolari (vedi qui).

Tuttavia, nonostante la difficoltà della diagnosi, la schizofrenia viene usualmente riconosciuta e trattata in maniera appropriata farmacologicamente e psicologicamente.

Questo permette, nella maggior parte dei casi, una quasi totale remissione.

22 maggio 2018 Articoli
About Chiara D'agata

– Laurea in scienze e tecniche psicologiche – Collaboratrice sede di Catania

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