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LA TERAPIA COGNITIVO-COMPORTAMENTALE

Nuove frontiere nel trattamento psicologico

 

La psicoterapia è un campo vasto e variegato. Quando si parla di “psicoterapia” si vuole intendere un processo dinamico basato sulla relazione terapeuta-cliente. La relazione presuppone un ruolo attivo e cooperativo di entrambi gli attori del processo.

Le correnti di pensiero di chi si occupa di psicoterapia sono numerose e diverse fra loro per obiettivi e finalità. Non necessariamente si occupano del trattamento di disturbi mentali. Inoltre, differiscono notevolmente dalle tecniche psichiatriche e mediche.

In linea generale le più famose e conosciute sono la psicanalisi, la sistemico-relazionale, la psicoterapia interpersonale.

Negli ultimi anni si sta diffondendo sempre di più una corrente di pensiero che integra le basi teoriche del comportamentismo e del cognitivismo e che ha dimostrato empiricamente risultati soddisfacenti nel trattamento di numerose problematiche.

Stiamo parlando della terapia cognitivo-comportamentale, basata sull’assunto che qualunque disagio psico-emotivo ha origine da una serie di pensieri distorti e schemi mentali che è possibile modificare tramite la terapia.

Continua a leggere:

  • Psicoterapia cognitivo-comportamentale: di cosa si tratta

  • Efficacia della psicoterapia cognitivo-comportamentale

  • Psicoterapia cognitivo-comportamentale nell’infanzia e adolescenza

  • Le tecniche utilizzate per migliorare il benessere soggettivo

 

ORIGINI E TEORIE DELLA TERAPIA COGNITIVO COMPORTAMENTALE

La terapia cognitivo comportamentale nasce in un periodo storico dominato dalla psicanalisi. E’ un contesto difficile in cui svilupparsi e sviluppare modelli utili al trattamento della salute.

Qualunque linea di pensiero si discostasse dalle teorie psicanalitiche e Freudiane veniva aspramente criticata e compromessa. Lo sviluppo del pensiero cognitivo comportamentale è quindi travagliato e lento.

Negli anni cinquanta ci si inizia a rendere conto che studiare esclusivamente “l’interno” della mente umana senza tener conto dei comportamenti manifesti era estremamente superficiale.

Con la scoperta del condizionamento classico e operante inizia una corrente di pensiero, il comportamentismo, il cui interesse accademico è quello esclusivamente di osservare il comportamento umano.

Il comportamentismo ricerca le cause del comportamento ritenendo inutile e fuorviante prendere in considerazione ciò che è interno alla persona che è non osservabile e quindi di poco interesse scientifico.

Nonostante molte idee offerte dal comportamentismo abbiano trovato risvolti scientifici positivi, risulta anch’esso incompleto e semplicistico. Studiare il comportamento e i suoi effetti, infatti, non è sufficiente per spiegare la complessità di una persona e del suo funzionamento.

Nel frattempo si stava sviluppando, parallelamente, un’altra corrente di pensiero: il cognitivismo.

Il cognitivismo, all’opposto del comportamentismo, riteneva essenziale studiare i processi di pensiero legati agli avvenimenti. La persona viene paragonata a un computer: il suo funzionamento interno è complesso ed elaborato nell’acquisizione di informazioni e nell’emissione conseguente di comportamenti.

La terapia cognitivo comportamentale nasce dall’unione di queste due correnti di pensiero, entrambe incomplete ma corrette. L’interesse è rivolto sia al comportamento sia ai processi di pensiero da cui questo deriva.

Assunto di base è che l’essere umano è un sistema complesso in continua interazione con l’ambiente che influenza e da cui viene influenzato. Non si può assolutamente ridurre la spiegazione del funzionamento soggettivo con i processi inconsci, i comportamenti o le semplici funzioni mentali.

COSA E’ LA TERAPIA COGNITIVO COMPORTAMENTALE?

La terapia cognitivo comportamentale si basa sul presupposto che i disagi emotivi, i comportamenti e le patologie derivano tutte dal modo in cui il soggetto interpreta la realtà.

I cosiddetti “pensieri disfunzionali” e “schemi disfunzionali” si formano sin dalla tenera età e condizionano l’intera vita della persona. Si tratta di metodi di elaborazione e strutture di funzionamento che la persona utilizza per comprendere ciò che gli sta intorno.

Tali schemi possono essere adattivi e non creare nessun problema alla persona, stimolando la resilienza e le abilità di problem solving. Tuttavia possono anche essere disfunzionali e causare disagio emotivo, ansia e depressione.

Il terapeuta cognitivo comportamentale lavora, insieme al paziente, portando alla consapevolezza tali schemi. I passi successivi riguardano la messa in discussione e la falsificazione dei pensieri disfunzionali con lo scopo di portare il paziente stesso a decidere del proprio cambiamento.

Il cambiamento è un processo dinamico e attivo. La persona, nel suo cambiamento, gioca un ruolo chiave ed è necessaria curiosità e motivazione. Il terapeuta funge da “guida” ma è il cliente a decidere del proprio cambiamento.

Una volta messi in discussione gli schemi e i pensieri che causano disagio nella vita della persona, si passa alla stimolazione di nuovi schemi e pensieri adattivi che possano sostituire quelli disadattivi e migliorare l’umore e la vita del cliente stesso.

Il presupposto è che cambiando i pensieri cambiano anche i comportamenti, i modi di reagire all’ambiente e agli stimoli e il modo di interpretare la realtà.

STUDI SULL’EFFICACIA

Non sempre è possibile cambiare radicalmente gli schemi, essendo strutture “antiche” e radicate nella personalità del soggetto. Tuttavia studi scientifici hanno dimostrato la validità della terapia cognitivo comportamentale in più ambiti.

Partendo dal presupposto che è necessaria la collaborazione, la fiducia (alleanza terapeutica) e la motivazione del cliente al proprio cambiamento è possibile raggiungere risultati ottimali in tempi brevi.

A livello “patologico”, i risultati migliori sono stati rilevati nei disturbi d’ansia e nei disturbi da panico. Risultati soddisfacenti sono stati rilevati anche per il disturbo post traumatico da stress, depressione e disturbi da dipendenza con o senza sostanze.

E’ necessario però, menzionare che la terapia cognitivo comportamentale non è utile esclusivamente a livello clinico.

In svariati ambiti possono essere utilizzate le tecniche cognitivo comportamentali per il miglioramento della salute e per la prevenzione di psicopatologie.

Nelle scuole, interventi psicoeducativi sull’alimentazione, sulle malattie sessualmente trasmissibili e sui pericoli di una guida spericolata hanno ottenuto buoni risultati preventivi.

Per quanto riguarda i disturbi emotivi, la terapia cognitiva comportamentale ha ottenuto ottimi risultati nel miglioramento della comunicazione verbale e non verbale (comunicazione assertiva) nelle coppie di coniugi e/o diade madre/figli.

Risultati eccellenti sono stati rilevati nei processi di innalzamento di autostima, autoefficacia e gestione degli stati d’animo negativi.

La terapia cognitivo comportamentale, inoltre, è risultata molto efficace nel trattamento di bambini e adolescenti. In particolare, in adolescenza risulta efficace con comportamenti impulsivi ed esternalizzanti, di autostima, disturbi alimentari e tossico dipendenze.

QUALI SONO LE TECNICHE DELLA TERAPIA COGNITIVO COMPORTAMENTALE?

Fondamentalmente le tecniche cognitivo comportamentali si possono distinguere in due macro aree: tecniche comportamentali e tecniche cognitive.

Le prime si basano su modalità di interventi rivolte e cambiare un comportamento problematico e disfunzionale per il soggetto. Tale obbiettivo è raggiungibile tramite metodi di condizionamento classico e operante volti a eliminare, provocare e/o cambiare comportamenti con rinforzo e stimoli.

Le seconde invece si basano su tecniche cognitive di ristrutturazione cognitiva volte al cambiamento e alla messa in dubbio di pensieri e schemi disfunzionali che influenzano negativamente la percezione del mondo della persona.

Sia le tecniche comportamentali che quelle cognitive risultano utili se utilizzate in protocolli combinati. I risultati migliori sono stati rilevati nei disturbi di ansia, le fobie, la depressione e il disturbo da panico.

Tuttavia le tecniche comportamentali e cognitive non sono le uniche ad essere utilizzate. In associazione ad esse, molto utilizzate risultano le tecniche di rilassamento come l’ipnosi e il biofeedback.

Tali tecniche, se ben associate ad altre, permettono di aumentare la concentrazione del cliente e la consapevolezza riguardo i suoi processi interni.

Per la terapia cognitivo comportamentale, infine, non esiste un protocollo standard da seguire. Ogni intervento deve essere costruito ad hoc per il cliente ed è necessaria la collaborazione attiva e la fiducia massima di quest’ultimo.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

9 luglio 2019 Articoli
About Chiara D'agata

– Laurea in scienze e tecniche psicologiche – Collaboratrice sede di Catania

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