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Leadership: Cosa significa essere un Leader?

Billy: [..]chi ritiene di saper fare quello che fai tu meglio di te?
Frank: L’unico che sa fare quello che faccio io sono io. Sai quanta gente è morta per farmi arrivare qui? Tu vuoi essere me.
Billy: Io potrei anche essere te sì, certo, non ho dubbi… ma io non voglio essere te, Frank. Non voglio essere te.
Frank: È duro l’onere della corona.

E’ duro l’onere della Corona. Qui è la Redazione Centro Clinico Eden, ed oggi voglio parlarti di Leadership.

La settimana scorsa un professionista e vanto nazionale nel campo della psicologia del lavoro, di cui non farò il nome per rispetto e devozione, durante una videoconferenza mi ha posto la seguente domanda: “Felice, in virtù della tua esperienza in una azienda in crescita, dimmi un po’: esistono più Leader o Followers?”. Chiaramente una domanda retorica, ma per quanto possa sembrare banale, spesso chi coordina e gestisce una grossa azienda si dimentica quel concetto hegeliano secondo cui il servo non è nulla senza il padrone, e di conseguenza il padrone non è nulla senza il servo.

Number 1: Leader si nasce o si diventa?

Vi sono particolari modelli, in letteratura, che sono stati ben definiti da taluni autori nell’ambito della psicologia del lavoro. Secondo alcuni modelli, di stampo più evoluzionistico, si crede che il leader sia un individuo per natura carismatico e che sia in grado di comandare tutti a bacchetta grazie alla sua tipica mandibola sporgente da maschio alpha e la sua capacità di incutere timore.
Tuttavia esistono altri modelli, che specificheremo successivamente, in grado di mettere in auge l’emotività del proprio seguito (o sottoposti), e per connettersi con esso non v’è certamente bisogno di essere un terribile Darth Vader: basta semplicemente essere bravo ad ascoltare gli altri e fare una buona analisi dei bisogni altrui; questa ultima cosa non è certamente facile da attuare, ma certo è che chiunque può modificare il proprio grado di consapevolezza con l’ausilio di un buon sforzo cognitivo e caratteriale – al fine di migliorare le proprie prestazioni con i followers.

Number 2: Pugno di ferro o Cioccolatini?

Cercherò di esprimermi nel modo più semplice possibile, evitando tutti i tecnicismi che piacciono tanto ai miei cari colleghi ma che rendono tutto più incomprensibile ai non addetti ai lavori. Esiste un particolare tipo di Leadership definita Autoritaria, dove la Head di una particolare equipe tende ad avere ogni idea ed a decidere su come il lavoro debba essere svolto. Questo comporta che i followers abbiano una ben poca capacità decisionale e lo spirito di critica costruttiva viene così soppresso, così da far posto all’idea di uno a cui molti devono sottostare. Un’altra tipologia di Leadership, definita Transazionale, vede invece un Leader notevolmente più permissivo e capace di donare una certa indipendenza ai suoi ragazzi, ricordando loro quali possono essere gli upgrade o le punizioni in virtù di un possibile successo o fallimento.
Infine abbiamo la Leadership Autorevole, dove si da ampio spazio ai propri followers e prende in considerazione qualsivoglia idea: ognuna di queste, inoltre, passa al vaglio di ogni membro, affinché vi sia una qualifica paritaria tra colleghi nel medesimo progetto.

Number 3: Bisogni del singolo e Democrazia.

Il contrario della Leadership Autoritaria (o Headship, ovvero quando il capo non è un precedente membro dell’equipe – bensì eletto dall’esterno) è la Leadership Autorevole: il capo non è solo un collega, ma è quasi un mentore, un motivatore. Questa particolare condizione si manifesta in quella che viene definita Leadership Trasformazionale, dove il Leader studia i bisogni del singolo e, nello specifico, quali potrebbero essere i bisogni che possano farlo lavorare alle più alte prestazioni individuali o con tutti gli altri; per esempio alcuni potrebbero avere maggior bisogno di autonomia, altri di definizione del lavoro ed altri ancora d’essere stimolati con dei piccoli rinforzi giornalieri.
A questo particolare modello spesso si associa la Leadership Ciclica, dove non esiste un vero capo ma – tenendo conto di un contesto creativo come un brainstorming – ogni individuo è Leader del gruppo quando propone una soluzione che porta avanti un progetto comune, facendone così beneficiare tutti i compagni. In questo preciso caso, quello che può essere definito leader sulla carta, incentiva la creatività e la produzione di nuove idee senza mai fare delle critiche pubblicamente al singolo – proprio perché lo spirito del team rimanga preservato, quanto il rispetto tra compagni d’arme.

In virtù di quanto detto chi, secondo voi, è un leader più funzionale: Frank Costello o Gordon Gekko? Permettetemi di dire la mia: nessuno dei due probabilmente, i migliori sono stati Giulio Cesare, che prendeva la spada e supportava i suoi in prima linea, ad esempio contro i galli, ed Abramo Lincoln, il quale teneva sempre in considerazione le idee dei propri generali senza mai modificarli o togliere incarichi e responsabilità.

E tu, vuoi essere un follower o un leader?

Felice C. Baldacchino

 

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18 dicembre 2017 Articoli
About Felice Baldacchino

– Laurea in Scienze e Tecniche Psicologiche – Specializzando in Psicobiologia e Neuroscienze Cognitive. – Collaboratore sede di Parma.

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