Blog

MOTIVAZIONI CONNESSE AL VIZIO DEL FUMO E AL SUO MANTENIMENTO

La psicologia delle brutte abitudini

Fumare è un abitudine che caratterizza non poche persone. E’ sempre più comune sentire storie di persone che fumano sin dall’adolescenza. Si inizia da una sigaretta, dalla “prova”, dalla ricerca della novità, per poi cadere nella tela del ragno che non lascia scampo.

Smettere di fumare, secondo i fumatori, è difficile e doloroso. In molti puntualmente tentano ricadendo sempre nella stessa trappola.

Un tempo si pensava che fumare era esclusivamente una “cattiva abitudine”. Oggi, ben sappiamo, che dietro al vizio del fumo si nascondono tante motivazioni tra le più disparate.

Non è una coincidenza se alcuni iniziano a fumare e altri no. Dunque, quali sono i più comuni motivi per cui si inizia a fumare?

Continua a leggere, di seguito i motivi per cui si inizia a fumare:

  • Meccanismo di dipendenza

  • Accettazione e pari

  • Autoaffermazione e trasgressione

  • Autostima e percezione di sè

  • Nervosismo, stress e ansia

  • Instaurarsi dell’abitudine

  • Meccanismi di giustificazione

  • Minimizzazzione del rischio

IL FUMO CREA DIPENDENZA

Questa frase tanto scontata quanto importante è in realtà sottovalutata dalla maggior parte delle persone. Quando si prova per la prima volta una sigaretta, non si tiene assolutamente in considerazione che questa (anche limitata a 1-2 volte ogni tanto) crea un meccanismo di dipendenza.

La dipendenza è un fenomeno chimico che avviene nel nostro sistema nervoso centrale. Gli elementi chimici contenuti nella sigaretta (in particolare la nicotina) stimolano la produzione di determinati neurotrasmettitori che stimolano la produzione di “sostanze eccitanti e rilassanti”.

A lungo andare, il corpo si abitua a ricevere quella “dose quotidiana” di nicotina che stimola la produzione di sostanze che illudono la persona e il suo stato mentale (che si percepisce come rilassamento e/o benessere mentale).

Quando queste sostanze contenute nella sigaretta non vengono assunte, il corpo e il sistema nervoso, richiedono la sostanza facendo percepire alla persona ciò che viene comunemente chiamato “astinenza”. L’astinenza è la brutale interruzione di assunzione della sostanza.

Ecco così che il “vizio del fumo” non è più soltanto una cattiva abitudine, ma diventa un vero e proprio “bisogno biologico”.

Il corpo richiede per un tempo indeterminato (che varia in base a elementi soggettivi) la sostanza, creando sintomi di nervosismo, irritabilità, ansia.

Inoltre anche il pensiero viene influenzato creando sempre connessioni e associazioni con la sostanza che si è scelto di non assumere e che il corpo richiede insistentemente.

Questa risulta essere una delle motivazioni per cui il vizio del fumo si mantiene stabile nel tempo e per cui l’interruzione risulta difficile e sofferente.

MECCANISMI DI ACCETTAZIONE IN ADOLESCENZA

Uno dei motivi più comuni per cui, in adolescenza, si inizia a fumare è quello dell’accettazione nel gruppo dei pari.

L’adolescente è in una fase di transizione critica, ha bisogno di identificarsi con altri adolescenti per trovare le strategie necessarie per affrontare un periodo così cruciale.

Ecco allora che avviene ciò che si definisce “influenza del gruppo di riferimento”. Se nel gruppo di riferimento, i coetanei, utilizzano la sigaretta come strategia di socializzazione e problem solving sarà molto più probabile incorrere nel vizio del fumo.

Il bisogno di accettazione e identificazione spinge un adolescente ad imitare i comportamenti altrui per non sentirsi “escluso” o “atipico”.

Ciò che un adolescente pensa è “se fumerò insieme a loro, sarò come loro e mi accetteranno”. La paura più grande che un adolescente può provare è quella di rimanere escluso dal gruppo dei pari e ritrovarsi, in questa maniera, da solo.

Tuttavia non tutti iniziano e mantengono il vizio del fumo. Ci sono in gioco anche svariati elementi personologici e soggettivi che mediano la relazione tra fumo, dipendenza e accettazione in adolescenza.

AUTOAFFERMAZIONE IN ADOLESCENZA: IO SONO ADULTO

Strettamente connessa alla motivazione precedente, l’autoffermazione riguarda lo sforzo che un adolescente compie per farsi riconoscere dalla società e dai significativi (genitori, insegnanti, e amici più grandi) come adulto.

L’adolescenza è un momento in cui il ragazzo non può essere considerato più un bambino. Tuttavia è anche un momento in cui, a causa delle ancora presenti caratteristiche immature, non può essere considerato nemmeno un adulto.

L’adolescente “tipo” soffre molto questo contrasto e mette in atto delle strategie per affermare sé stesso e la propria identità come adulto.

Spesso, queste strategie, sono connesse con attività rischiose e di trasgressione che fanno percepire all’adolescente di avere un controllo sulle situazioni e di essere quindi autonomo e adulto.

Queste strategie non comprendono solo il rischio di iniziare a fumare ma anche altre attività rischiose. La percezione di trasgredire a regole dettate e imposte dai “più grandi” è una motivazione forte, che spinge l’adolescente a ricercare attività rischiose per sentirsi vivo e in “grado di cavarsela da solo”.

La sigaretta fa parte di queste “attività trasgressive”. L’adolescente inizia a fumare per sentirsi ed essere riconosciuto come adulto. Questo comportamento assume particolare rilevanza ed è più frequente quando le figure di riferimento sono fumatori regolari.

AUTOSTIMA E IMMAGINE POSITIVA DI SE’

Strettamente correlato alle precedenti, sempre in ambito adolescenziale, l’autostima e la percezione di sé hanno una importanza fondamentale.

L’adolescente ha bisogno di percepirsi bello, desiderato, competente e stimato dagli altri (sopratutto dai pari). Necessita di sentirsi ben accetto e ammirato.

La sigaretta assume significato di bellezza e charme. Per il classico adolescente che sta pian piano definendo sé stesso e la sua identità “la sigaretta rende fighi agli occhi degli altri”.

Fumare in adolescenza alza l’autostima. Ci si sente grandi e con una marcia in più.

SIGARETTA COME RIMEDIO PER L’UMORE

In molti casi (non soltanto in adolescenza) la sigaretta rappresenta la via di fuga perfetta da stati emotivi negativi e situazioni di pressione.

Come spiegato in precedenza, il corpo si abitua a ricevere la nicotina. Questa, rappresenta una sostanza che stimola il rilassamento e l’inibizione del sistema nervoso centrale e degli stati negativi.

Il luogo comune è che fumare rilassa. Quando si è nervosi si fuma di più e quando non si fuma si è più nervosi.

Lo stress e la pressione interna spingono la persona a fumare maggiormente. Questo perché, in parte, la nicotina rende più semplice ed efficiente la concentrazione e la risoluzione di problemi.

Gli stati negativi di ansia e depressione spingono a ricercare sostanze come la sigaretta (ma non solo) per una forma di “automedicazione”. L’illusione è che la sigaretta, o le altre sostanze, possano in qualche modo aiutare il soggetto a combattere l’emozionalità negativa.

La sigaretta viene dunque usata come “oggetto di relax immediato”.

In realtà, studi recenti, hanno dimostrato come la sigaretta “illuda” il sistema nervoso sul controllo degli stati negativi che invece vengono enfatizzati proprio dalla nicotina.

La sigaretta dunque espone maggiormente a stati depressivi e di ansia, pur mitigando l’irritabilità e il nervosismo e lo stress.

LA SIGARETTA DIVENTA UN ABITUDINE RADICATA

La dipendenza non è un fenomeno esclusivamente biochimico che riguarda il sistema nervoso.

Le abitudini rappresentano comportamenti radicati e usuali, messi in atto ripetutamente fino a diventare quasi inconsapevoli.

Fumare diventa una cattiva abitudine associata ad altre. Un esempio molto comune è il caffè che richiama immediatamente la sigaretta. Non si può, per un fumatore, prendere il caffè ed evitare di fumare.

Ecco perché è ancora più difficile smettere. Bisognerebbe rinunciare a una grande quantità di cose che sono, ormai, associate alla sigaretta.

Il comportamento del fumo è anche un comportamento sociale. Uscire con altri amici fumatori richiama inevitabilmente l’abitudine e la gestualità tipica del fumatore. Fumare in compagnia è piacevole e inevitabile.

Anche i gesti, diventano abitudine radicata. Molti di voi (fumatori) concorderanno sul fatto che spesso quasi involontariamente giocano con l’accendino o mimano i gesti legati alla sigaretta. Dunque, l’abitudine, gioca un ruolo chiave nell’origine e mantenimento del vizio.

MECCANISMI DI GIUSTIFICAZIONE

Il fumatore, nella stragrande maggioranza dei casi, giustifica il suo vizio nei modi più vari e creativi possibili.

I meccanismi di giustificazione concorrono al mantenimento del vizio. Giustificare agli altri il nostro comportamento, distorce anche la nostra visione della realtà. Ci illudiamo di dire e fare cose che hanno un senso per noi e per gli altri.

Quanto più sono presenti giustificazioni e spiegazioni, tanto più sarà difficile smettere. Questo perché impediamo alla nostra coscienza di comprendere pienamente il significato e i rischi connessi al fumo.

La censura che mettiamo in atto (involontariamente) non ci permette di capire perché dovremmo smettere e perché gli altri hanno ragione a rimproverarci. La reazione immediata è fastidio e frustrazione.

Questo meccanismo, insieme ad altri, mantiene rigido e inflessibile il pensiero e rafforza l’abitudine di fumare.

MINIMIZZAZIONE DEI RISCHI

Ultimo, ma non meno importante, meccanismo che mantiene forte il vizio è la minimizzazione dei rischi connessi al fumo.

Involontariamente mettiamo in atto (per ogni comportamento nocivo) processi mentali di semplificazione e censura. Ne deriva che ogni rischio connesso al fumo, promosso anche da tantissime campagne pubblicitarie, viene percepito come lontano e improbabile.

Sopratutto in adolescenza, si inizia a fumare con la concezione che “non succederà nulla, posso smettere quando voglio, e non mi ammalerò”.

I rischi che spesso vediamo stampati nei pacchetti di sigarette o in cartelloni di propaganda per la salute ci sembrano quasi utopia e il pensiero comune è “a me non succederà mai”.

Questo mantiene forte il vizio perché non consente alla persona di analizzare effettivamente i rischi a cui potrebbe andare in contro se continua a fumare.

CONCLUSIONI

Quelli elencati sono solo i più comuni e semplici fattori motivazionali all’origine e al mantenimento del vizio del fumo.

Alla base del vizio ci sono tantissimi fattori tra cui anche biologici, costituzionali e esperenziali.

Le motivazioni sono sempre soggettive (e per la maggior parte inconsce) e riguardano anche altri ambiti della vita della persona tra cui stili educativi genitoriali, rapporto con le figure di riferimento e rendimento scolastico.

Indagare le motivazioni personali alla base del vizio è un metodo efficace per smettere. Comprendendo pienamente cosa ci spinge a fumare e perché ci ostiniamo a negare l’evidenza rafforza consapevolezza e capacità riflessive che possono sostenere i fattori protettivi e quindi aiutarci nel definitivo addio alla sigaretta.

In quest’ambito particolarmente consigliata è l’ipnosi e le tecniche meditative a essa connesse.

26 marzo 2019 Articoli
About Chiara D'agata

– Laurea in scienze e tecniche psicologiche – Collaboratrice sede di Catania

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Shares