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Neuroplasticità

È possibile poter scongiurare l’invecchiamento cerebrale? Cosa esiste all’infuori dei paradigmi medici che si sono susseguiti nel corso degli anni e, che oggi, ritrovano nelle nuove scoperte scientifiche degli aggiornamenti? Si può arrivare, per mezzo delle proprie energie, ad un potenziamento delle proprie capacità?

Prendendo in considerazione i modelli offerti dalle ultime scoperte Neuroscientifiche, sembrerebbe fattibile. Prendendo come esempio le malattie neurodegenerative, esse sono patologie che non affliggono solo pazienti geriatrici, i sintomi iniziali sono appena percepibili – tanto subdoli da rendere inutile nella maggior parte dei casi una terapia mirata al loro rallentamento. Oggi esistono trattamenti farmacologici in grado di rendere in parte vivibile la condizione dei soggetti affetti – lo si può evincere dalla levodopa, farmaco utilizzato per lenire i disturbi legati ai parkinsonismi – tuttavia gli effetti collaterali sono spesso insopportabili, tanto che alcuni pazienti, come descrive Oliver Sacks in Risvegli, preferiscono il dolore della malattia.
La neuroplasticità e la neurogenesi rappresentano ancora oggi dei campi di ricerca pioneristici, sebbene ci permettano di comprendere come il cervello sia in grado di ristrutturare se stesso ed apprendere nuovi schemi associativi – dalla semplicità della vita quotidiana alla neurobiologia tecnica vera e propria.

Gli studi sulla Neuroplasticità e sulla Neurogenesi non sono semplicemente materiale accademico in grado di affascinare, ma danno, a tutti coloro che soffrono ogni giorno, ogni ora, ogni minuto ed ogni secondo, la possibilità di avere una prospettiva di vita differente da quella auspicata dalla malattia, permettono di credere che un giorno si potrà conquistare il diritto di sentirsi membri validi di un contesto sociale, di potersi autorealizzare e trascorrere la quotidianità come qualunque altro essere umano.
Le ricerche su questo donano la possibilità di promuovere il progresso attraverso il benessere collettivo, secondo un’ottica biopsicosociale: ad esempio è conclamato come l’esercizio fisico sia una delle tecniche basilari per la produzione di fattore neurotrofico ( ossia una particolare sostanza che rinnova le cellule cerebrali), il che sarebbe un’abitudine auspicabile ai fini della prevenzione.
La plasticità sinaptica (ovverò la formazione di nuove sinapsi cerebrali, in grado di creare connessioni che potenziano o modificano le abilità e gli status insiti nell’individuo ) è sia di natura endogena quanto stimolata dall’ambiente – in quest’ultimo caso in maniera consapevole o meno – e che ogni individuo non si può esimere dalla capacità di apprendere, nel bene e nel male: è stato possibile comprenderlo, ad esempio, negli studi sulla rielaborazione del trauma riguardo l’efficacia dell’E.M.D.R. – gli individui affetti da disturbo post traumatico da stress hanno, nella maggior parte dei casi, una quasi totale mancanza di responsabilità sull’evento scatenante e, tuttavia, la plasticità sinaptica causa una associazione tra un determinato fenomeno ambientale ed il comportamento dell’individuo, portando il soggetto a vivere uno stato di angoscia debilitante; in virtù di ciò potremmo persino citare la Teoria dell’Attaccamento di John Bowlby – coadiuvato dagli studi sulla Strange Situation di Mary Ainsworth e Robertson: il bambino sviluppa un particolare attaccamento (Sicuro, Insicuro Evitante – Ambivalente – Disorganizzato) in base al rapporto col caregiver e, potremmo dire, che il soggetto apprende attraverso plasticità determinati pattern comportamentali e comunicativi, che si dipaneranno fino all’età adulta grazie ai Modelli Operativi Interni – una vera e propria traccia sinaptica durevole ad vitam.
L’Ipnosi, così come le rieducazioni e pratiche di Biofeedback, permette una ristrutturazione del pensiero non soltanto in chiave concettuale e rappresentativa, ma si muove di pari passo col modello biopsicosociale – modificando e plastificando le connessioni, sciogliendo nodi che si riversano nella neurogenesi del giro dentato e negli appendimenti insiti nei processi ippocampali e amigdaloidei.
Come si può notare la Neuroplasticità permette di ipotizzare, aprire campi di indagine e di ricerca sui più disparati fenomeni della psiche e del sistema nervoso umani, nella speranza che questo promuova un miglioramento delle condizioni e aspettative di vita.
Dal punto di vista pratico ecco che semplici pratiche quali l’esercizio fisico, o ancora ipnosi, mindfulness, meditazione, psicoterapia, yoga e varie discipline di ristrutturazione del sistema nervoso siamo in grado di creare dei miglioramento percepibili nell’individuo sia dal punto di vista decisionale, motivazionale oppure comportamentale, dando adito al benessere ed all’autorealizzazione del soggetto – attraverso l’apprendimento consapevole delle proprie abilità innate.

 

20 luglio 2017 Articoli
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