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PSICHE E AMORE

Psiche e amore - Centro Clinico Eden Catania

Psiche e amore – Centro Clinico Eden Catania

Psiche e amore, parole in stretta relazione. Senza amore non c’è psiche e senza psiche non c’è amore. Amore e psiche, oltre a essere due concetti psicologici simbiotici, sono anche due protagonisti di una famosa favola narrata da Apuleio.

Ciao a tutti dalla Redazione del Centro Clinico Eden, oggi voglio per una volta cambiare argomento e raccontarvi la storia di Psiche e Amore e ciò che rappresenta.

L’AMORE OLTRE I LIMITI

La storia racconta di Psichè, bellissima ragazza terrestre che non riusciva però a trovare un marito. Era bella a tal punto da essere chiamata la “Venere della terra”, nomignolo che scatenò l’ira e la gelosia della Dea Venere.

Psichè era tuttavia triste, nonostante la sua bellezza e le adulazioni nessun uomo la chiedeva in sposa. I genitori, ormai disperati, chiesero aiuto e consiglio a un oracolo che rispose loro di portarla in cima a una rupe. Sarebbe dovuto accadere che, dalla rupe, venisse un “mostro alato” a portare via Psichè per sposarla.

Dunque fu deciso di abbandonare la povera donna sulla rupe vestita da sposa sperando venisse portata via dal suo futuro marito.

Nel frattempo Venere usurpata del proprio nome, offesa e adirata, mandò suo figlio Eros (Amore) a maledire Psichè. Il Dio Amore, tra gli Dei, era colui che aveva il compito di far nascere l’amore tra i terresti lanciando le sue frecce sui “malcapitati”.

Tramite le sue frecce, lo scopo, era quello di fare innamorare Psichè di un uomo brutto e avaro che non sarebbe stato in grado di ricambiare il sentimento della ragazza. Questo l’avrebbe coperta per sempre di vergogna e umiliazione, costringendola a una vita povera e vuota.

Tuttavia il Dio sbagliò mira colpendosi un piede. Così Amore si innamorò perdutamente di Psichè che, nel frattempo, si trovava sulla rupe abbandonata.

Eros, con l’aiuto di Zefiro (personaggio della mitologia greca rappresentato come un essere alato portatore di primavera), rapì Psichè dalla rupe portandola nella sua dimora. Così ebbe inizio la loro passionale storia d’amore.

Nella villa, Psichè, aveva ogni privilegio e confort. Banchetti in suo onore e ancelle al suo servizio. Psichè avrebbe potuto vivere in quel palazzo circondata da ricchezza e benefici per l’intera esistenza rispettando un compromesso.

Il patto prevedeva che gli incontri tra i due amanti avenissero di notte e al buio. A Psichè era vietato scoprire il volto del suo amante. Questa scelta derivava dal fatto che Eros era innanzi tutto un Dio per antonomasia “bellissimo” e non voleva che Psichè lo amasse solo per questo.

Inoltre, il Dio, non voleva provocare l’ira funesta della madre per il suo “tradimento e fallimento”. Così nascose Psichè per molto tempo nel suo palazzo consumando con lei il suo amore solo di notte.

IL PATTO SI ROMPE

Nonostante Psichè, a palazzo, trovasse ogni soddisfazione ai propri bisogni soffriva perché non poteva “conoscere” il volto del suo vero amore. L’incertezza e la curiosità la logoravano dall’interno. Ad ogni richiesta, rassicurazione o sollecito al suo amante egli sembrava ignorare ogni tentativo di conoscenza da parte di Psichè.

Fu così che Psichè, sotto consiglio delle sorelle maggiori (molto gelose e invidiose del destino che la ragazza aveva ricevuto in dono), escogitò un modo per vedere il volto di Amore. Una notte, mentre il Dio dormiva accanto a lei, accese una lampada ad olio e guardò finalmente in faccia la persona che aveva amato per tutte quelle lunghe notti.

Questa scelta e questa curiosità le furono fatali. Quando lo guardò, restò folgorata dalla bellezza e candore di quell’essere. Distraendosi, fece cadere una goccia di olio bollente dalla lampada bruciando il volto dell’amante.

Amore, rendendosi conto del tradimento della donna, fuggì abbandonando quest’ultima al suo destino. A questo episodio seguì un lungo periodo di tormento e disperazione per Psichè che, cedendo alla curiosità, perse il suo amante.

La disperazione fu tale da tentare più volte il suicidio che puntualmente veniva ostacolato e impedito dagli Dei. Nonostante i tentativi di colmare il suo dolore ella non riusciva a distogliere la mente da un destino così sofferente, solitario e doloroso.

IL TRIONFO DELL’AMORE

Spinta dalla disperazione e dal tormento, Psichè, vagò in diversi luoghi alla ricerca dell’amante. Vendicandosi delle sorelle e chiedendo perdono agli Dei, dedicò molti anni al culto e all’offerta nei templi a loro dedicati.

Arrivò, infine, al tempio di Venere chiedendo sinceramente perdono per l’umiliazione e il disonore inflitti al figlio e chiedendo anche aiuto nella ricerca del suo amato.

Venere, ancora adirata, decise che ella avrebbe potuto sposare il figlio e divenire immortale solo se avesse superato le numerose difficili prove che lei stessa le avrebbe posto.

Psichè accettò di sottoporsi per amore alle terribili prove. Tuttavia, spesso, fu sommersa dalla disperazione e fu sul punto di arrendersi.

L’ultima prova, la più difficile, costringeva Psichè a scendere negli inferi per chiedere un po’ di bellezza alla dei Proserpina. Per la missione, Venere, le aveva fornito un’ampolla con dentro il “dono di Proserpina”.

L’ampolla conteneva una nube soporifera. Spinta ancora una volta dalla curiosità incontrollabile, Psichè, aprì l’ampolla e respirò la nube cadendo così in un lungo sonno profondo. Quando Amore venne a sapere delle prove e del sonno di Psiche andò a svegliare la sua amata, recuperando le nube e sigillandola nell’ampolla.

Logorata ormai nel corpo e nella mente, Psichè chiede aiuto al padre di Amore. Il Dio Giove, mosso da compassione, acconsente alla rinconciliazione dei due amanti nell’Olimpo.

Psichè riuscì a guadagnarsi la stima e la fiducia degli Dei che le permisero di divenire immortale per poter vivere insieme all’amato. Ella divenne la Dea protettrice delle fanciulle e sposò finalmente Amore.

Da allora, Psichè e amore continuano ad amarsi eternamente. Dalla loro passionale storia nacque una figlia che prese il nome di “Voluttà” (Piacere).

SIGNIFICATO DELLA STORIA

Il mito ci insegna come spesso l’amore per qualcuno offusca la psiche. Spesso l’amore non ci fa riflettere, non ci fa comprendere, non ci fa ragionare lucidamente.

Psichè rappresenta la fragilità dell’essere umano. Schiavo della curiosità e nato per conoscere. La consapevolezza di sé stessi e degli altri che ci spinge a cercare e ricercare sempre facendo luce su ciò che risulta inconscio e sconosciuto.

La sofferenza che deriva dal diventare “lucidi” di qualcosa, il vuoto che molto spesso ci procura conoscere la vera natura delle cose. Nonostante tutto è giusto. E’ giusto conoscere, cercare, essere curiosi.

Psichè spinta dalla curiosità ascolta il consiglio “maligno” delle sorelle e scopre il volto del suo amore perdendolo. Tuttavia se Psichè non avesse compiuto questo gesto sarebbe rimasta per tutta la vita ignara e inconsapevole del volto di Amore.

Avrebbe dovuto accettare una vita di compromessi e insicurezza. Una vita di elementi sconosciuti e imprevedibili. Perchè conoscere qualcosa ci permette anche di prevederne le azioni/conseguenze. Nella vita e in amore non si devono accettare acriticamente i compromessi.

Amore rappresenta ciò che ognuno di noi vorrebbe essere. Un Dio, una divinità immortale, pienamente consapevole e colta. Forte e Sicura di Sè. Tuttavia anche una divinità diviene debole di fronte all’amore.

Amore rappresenta dunque anche il sentimento. L’essere umano è vuoto senza conoscenza e sentimenti. Per amore, Eros, và contro sua madre. Per l’appunto, “L’amore” và contro qualunque logica e razionalità.

Venere possiamo vederla come il “giudizio umano e divino”. L’essere pieni di sé, convinti della propria bellezza e bravura, nella vita porta solo a perdere le cose “vere”. Psichè venne punita a causa della sua convinzione di essere la “Venere terrestre”.

Dovette superare numerose prove per riconquistare ciò che aveva perduto. Venere è la consapevolezza, dunque, in ognuno di noi che per ottenere ciò che si brama bisogna muoversi e lottare.

La figlia di Psichè e amore, infine, si chiama Voluttà. Il piacere intenso che spesso ci spinge ad agire in maniera errata. Il piacere intenso che ci offusca. Tuttavia a volte è necessario farsi guidare dalla ricerca di estasi è piacere.

La chiave sta nella volontà che ci spinge a essere quello che siamo.

Psichè, mossa dalla volontà di riavere l’amato, si sforza nonostante la disperazione prenda sempre il sopravvento. Alla fine la “buona volontà” ripaga tutti.

CONCLUSIONI

Ogni mito, ogni favola, ogni storia, nasconde un significato metaforico. Ci sono storie che provano ad insegnarci qualcosa o che semplicemente ci ricordano quanto sia bella e grande la fantasia umana.

La nostra mente proietta significati propri e personali in ogni fonte: immagini, storie, musica. Ogni proiezione è puramente personale.

Si possono individuare, certo, dei punti in comune. Ma il significato reale è soggettivo. Spetta a voi comprendere il vero significato di una storia utilizzando ciò che avete dentro.

12 febbraio 2018 Articoli
About Chiara D'agata

– Laurea in scienze e tecniche psicologiche – Collaboratrice sede di Catania

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