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Relazioni con il partner e attaccamento infantile: cosa li lega?

Ogni essere umano, durante l’età neonatale, ha sviluppato un legame di attaccamento con la propria figura di riferimento.

Relazione con il partner e attaccamento infantile Centro Clinico Eden Catania

Solitamente questa figura è rappresentata dalla madre (caregiver) che, in base alla qualità delle risposte ai bisogni del bambino, conia pian piano il futuro modo di relazionarsi di quest’ultimo.

L’attaccamento infantile rappresenta la prima relazione significativa nella vita di un individuo. L’esperienza affettiva di attaccamento lo accompagnerà in ogni sua relazione futura e contribuirà allo sviluppo del carattere, della personalità, dell’autostima e delle capacità relazionali.

Bentrovati dalla Redazione del Centro Clinico Eden, oggi vi parlerò della teoria dell’attaccamento e dell’influenza del rapporto madre/bambino nelle future relazioni di coppia.

LA TEORIA DELL’ATTACCAMENTO

La teoria che parla dell’attaccamento è molto ampia e complessa. In questa sede mi limiterò a citare solo alcuni concetti per facilitarela comprensione di attaccamento e relazioni madre/bambino. Per una lettura più approfondita si rimanda a “Attaccamento e costruzione evoluzionistica della mente di Grazia Attili” 

Il primo autore a parlare di “attaccamento” fu Jhon Bowlby: la sua teoria rappresenta una rivoluzione nel mondo della psicanalisi Freudiana e della psicologia in generale.

Egli era convinto che una delle motivazioni primarie dell’essere umano è rappresentato dalla necessità di instaurare un legame “sicuro” con una “figura di riferimento”. Legame che rappresenta una garanzia per la sopravvivenza del piccolo.

Osservazioni dei bambini ed esperimenti sui mammiferi dimostravano la sua ipotesi: sin dalla nascita l’essere umano (e alcune specie animali) instaurano immediatamente un “bonding” (legame) affettivo con una figura primaria.

Tale figura (rappresentata per la maggior parte delle volte dalla madre) ha lo scopo di rappresentare per il neonato la “base sicura” che protegge da eventuali pericoli e paure.

La madre, inoltre, ha uno scopo ancora più dinamico: rappresenta la prima esperienza di confronto per il bambino. Tramite la madre, il neonato impara a manifestare emozioni e a soddisfare i propri bisogni.

La madre funge da “contenitore emotivo” per il bambino. Ricevendo le emozioni primitive ancora poco strutturate del bambino le trasforma e le elabora per lui per poi restituirle sotto forma di risposta e rispecchiamento. Il bambino in questa maniera impara a comprendere (gradualmente) le proprie e le altrui emozioni, sviluppando anche le capacità empatiche (clicca qui).

Il rapporto ha un carattere dinamico perché non si limita alla soddisfazionedi bisogni primari in maniera autonoma. Tra la madre e il neonato si instaura una vera e propria interazione fatta di richieste e risposte.

L’abilità della madre di rispondere in modo adeguato ai bisogni e alle richieste del neonato è importantissima per il futuro sviluppo emotivo/psicologico.

Nel caso in cui la madre non fosse in grado di prendersi adeguatamente cura del bambino (e non si tratta di situazioni di grave abuso o trascuratezza ma anche di semplici situazioni di mancanza di sintonia) le conseguenze con il passare degli anni potrebbero sfociare nella psicopatologia e nella difficoltà emotivo/comportamentale (sopratutto nelle relazioni).

ESPERIMENTO E PROCEDURA STRANGE SITUATION

Quando fu confermata l’esistenza del legame di attaccamento madre/bambino, Mary Ainsworth collaboratrice e allieva di Bowlby, ideò una procedura sperimentale per delineare le diverse tipologie di attaccamento.

La procedura prende il nome di “Strange Situation” e il suo protocollo sperimentale è composto da 8 fasi in cui il bambino e il caregiver si trovano ad affrontare “situazioni ambigue”.

L’ipotesi era che in presenza di ciò che Bowlby chiamava “attaccamento sicuro” il bambino avrebbe ricercato attivamente la madre come base sicura durante l’esplorazione di un ambiente nuovo.

In presenza di un attaccamento insicuro il comportamento deviava dalle aspettative prendendo varie sfaccettature che verranno trattate in seguito.

Analizziamo ora, brevemente, la procedura della Strange Situation:

  • FASE 1: In una stanza vengono fatti entrare il bambino e il suo caregiver. La stanza contiene molti stimoli appetibili per il bambino tra cui giocattoli, orsacchiotti, oggetti colorati etc.
  • FASE 2: Si osserva il comportamento del bambino. Se esplora o meno l’ambiente in maniera autonoma, se si rivolge costantemente alla madre, se coinvolge nel gioco anche il caregiver o se gioca da solo.
  • FASE 3: All’interno della stanza entra un estraneo che in un primo momento ha il compito di sedersi silenziosamente accanto alla madre. Successivamente può iniziare a interagire con la madre e infine con il bambino, cercando di coinvolgerlo in qualche gioco. Si osserva la reazione del piccolo.
  • FASE 4: La madre abbandona la stanza lasciando il bambino da solo con l’estraneo. Si osserva il comportamento del bambino al momento della separazione.
  • FASE 5: Rientra il genitore ed esce lo sconosciuto. Si osserva il comportamento messo in atto durante la riunione con la madre.
  • FASE 6: Il genitore esce nuovamente dalla stanza ma stavolta il bambino rimane solo. Si osserva il comportamento e la reazione del bambino lasciato solo in un contesto non familiare.
  • FASE 7: Entra l’estraneo che ha, stavolta, di interagire attivamente con il bambino tramite comportamenti affettuosi e di conforto. Si osserva la reazione del bambino al tentativo di interazione da parte dell’estraneo.
  • FASE 8: Ultima fase, il genitore entra nuovamente nella stanza e consola il bambino. Si osserva la reazione del piccolo alla seconda riunione con la madre.

I comportamenti osservati al fine di valutare il tipo di attaccamento sono le reazioni a separazioni/riunioni, reazioni all’estraneo e reazioni di esplorazione/inibizione.

TIPOLOGIE DI ATTACCAMENTE MADRE/BAMBINO

In base ai risultati ottenuti tramite l’osservazione della Strange Situation, Mary Ainsworth, ipotizza l’esistenza di tre tipologie di attaccamento. Successivamente verrà aggiunta una quarta tipologia da altri ricercatori con caratteristiche molto più peculiari.

Nello specifico le tipologie osservate sono:

  • Attaccamento sicuro (TIPO B): il bambino esplora e gioca in presenza del genitore che ricerca solo nel momento in cui viene introdotto uno stimolo spaventoso o stressante (es. l’estraneo). Durante le separazioni il bambino si mostra turbato e preoccupato, spesso piange (sopratutto in presenza dell’estraneo). Tuttavia al momento della riunione il bambino si mostra disponibile all’interazione con la madre e facilmente consolabile. Nel breve termine dimentica la frustrazione e torna a giocare e a interagire con il caregiver. Questa tipologia di attaccamento è definita sicura perché il bambino non si preoccupa di un cargiver assente o poco responsivo. Il piccola sa che la madre è una base sicura, fonte di protezione e affetto nonché in ottima sintonia con lui per la risoluzione dei bisogni.
  • Attaccamento insicuro-evitante (TIPO A): Il piccolo è maggiormente focalizzato all’esplorazione dell’ambiente piuttosto che al genitore. Non ricerca contatto, interazione e non lo coinvolge nel gioco. Anche le sue reazioni a separazioni/riunioni sono piuttosto indifferenti. Continua a interagire con l’ambiente e i giocattoli e solo raramente con il genitore. Non mostra emozioni di stress o frustrazione come il pianto e le urla. Durante la riunione con il genitore evita attivamente e rifiuta il contatto fisico, oculare e il contatto emotivo. In presenza dell’estraneo non mostra particolari emozioni o reazioni di paura. Resta piuttosto indifferente continuando a interagire con l’ambiente e pochissimo con l’estraneo.
  • Attaccamento insicuro ambivalente/resistente (TIPO C) : Per la maggior parte della procedura il bambino è focalizzato sul caregiver con nessuna o scarsa attenzione per l’ambiente. Si mostra diffidente e a disagio durante le separazioni. Il suo atteggiamento è preoccupato e ansioso per l’intera procedura (come se percepisse un abbandono) a volte collerico. Durante la riunione si mostra inconsolabile, spesso arrabbiato con il genitore mettendo in atto un pianto isterico. La rabbia si alterna a momenti di ricerca di contatto (da qui il termine ambivalente). La reazione all’estraneo è di forte paura e ansia. Non ritorna all’esplorazione dell’ambiente alla riunione con il genitore.

Successivamente, alcuni studiosi, notarono pattern di comportamento atipici in alcuni bambini riconducibili a un ulteriore categoria di attaccamento (aggiunta alle precedenti):

  • Attaccamento Disorganizzato/disorientato (TIPO D): Il bambino mostra un atteggiamento disorganizzato e disorientato sia in presenza del genitore, sia in presenza dell’estraneo che in assenza di entrambi. Il suo comportamento mostra la mancanza di strategie idonee per far fronte all’angoscia ed esplorare l’ambiente. Non è in grado di attuare un modello coerente di comportamento. Questo particolare attaccamento è tipico di bambini maltrattati e/o trascurati. Solitamente figli di tossicodipendenti, alcolisti o madri depresse. E’ il principale fattore di rischio di psicopatologia in età adulta.

ATTACCAMENTO IN ETA’ADULTA

Come già anticipato, il legame di attaccamento influenza l’intera vita dell’individuo e le sue intere relazioni sociali. Un bambino con attaccamento sicuro sarà perfettamente in grado di stringere rapporti sani e duraturi, regolare le proprie emozioni e comunicare i propri bisogni in maniera funzionale.

Peculiare è il fatto che l’attaccamento è un legame “transgenerazionale”. Questo significa che una madre con dei lutti irrisolti, depressa e angosciata che ha avuto un attaccamento insicuro nella sua infanzia inevitabilmente trasmetterà lo stesso stile di attaccamento al figlio.

Ciò è vero fin tanto che la madre non diviene consapevole delle proprie problematiche e del proprio stile di attaccamento.

Per valutare il tipo di attaccamento nell’adulto si utilizza uno specifico strumento: Adult Attachment Interview (che puoi richiedere a qualunque psicoterapeuta).

In età adulta la consapevolezza del proprio attaccamento è importante per predire il futuro attaccamento con i figli e prevenire così attaccamenti insicuri.

ATTACCAMENTO E RELAZIONI CON IL PARTNER

Molti studi confermano l’ipotesi secondo cui l’attaccamento al proprio partner corrisponda perfettamente alla traslazione del proprio attaccamento infantile.

Un bambino che in passato è stato oggetto di trascuratezza o abuso avrà enormi difficoltà a rapportarsi con gli altri. Ogni relazione sociale per lui sarà fonte di paura e imprevedibilità. Il suo primo legame è stato caratterizzato da un mancato soddisfacimento dei bisogni e da una violazione del suo spazio psicologico.

Ragion per cui, un bambino disorganizzato, difficilmente riuscirà a legarsi affettivamente a un partner senza mettere in atto comportamenti disorganizzati e ambigui.

Discorso diverso vale per il tipo evitante, che in età adulta metterà in atto modelli comportamentali di evitamento. Il suo attaccamento nei confronti del partner sarà freddo e distaccato. Ha imparato dalla sua infanzia a cavarsela da solo, a soddisfare i propri bisogni in maniera autonoma.

Il Tipo C (ambivalente/resistente) ha un comportamento peculiare. Il suo intenso bisogno di affetto e contatto si alterna a un rifiuto attivo della figura amata. La costante ricerca di attenzioni teatrale e intensa si alterna a un distacco carico di rabbia e angoscia verso le figura del partner.

La rabbia deriva dal fatto che questo individuo non sente soddisfatti i suoi bisogni primari. Non si sente emotivamente rispecchiato e contenuto.

Qualunque sia il tipo di attaccamento, è dimostrato che l’individuo tenta di rimettere in atto le strategie usate nell’infanzia per stabilire i legami affettivi.

Tuttavia è possibile che questo genere di “problematiche dell’attaccamento” diventino consapevoli in soggetti dotati di un buon grado di “insight” (lampo di genio).

Tramite la consapevolezza è possibile modificare gli schemi comportamenti, apprenderne di nuovi e non ricadere in tipologie di attaccamento traumatizzanti e/o disfunzionali.

CONCLUSIONI

L’attaccamento infantile rappresenta il primo “esperimento” di legame sociale per un bambino. Tramite il legame con la madre il bambino impara a regolare le proprie emozioni e i propri stati d’animo e senza dubbio a interagire in modo adeguato per comunicare bisogni e necessità.

Essendo il primo legame significativo, la sua influenza sarà significativa per l’intero arco della vita.

In bambini abusati e/o trascurati non di rado si manifestano problematiche psicopatologiche.

La persona tramite l’attaccamento forgia il suo carattere e la sua personalità.

Ogni relazione significativa sarà impregnata dagli stessi elementi che caratterizzavano il legame con il caregiver.

Ragion per cui, molti studiosi, sostengono che il rapporto con il partner rappresenti una trasmissione perfetta del legame di attaccamento in età adulta.

Tali stili non risultano immodificabili o assoluti. Non tutti i bambini con attaccamento insicuro manifestano problematiche sociali ed emozionali in età adulta. I fattori ambientali e i “life events” giocano un ruolo fondamentale.

Inoltre, se è vero che ciò che è stato in età infantile resta immutato, è pur vero che le problematiche attuali sono risolvibili.

Tramite un training psicoterapico è possibile diventare consapevoli del proprio stie di attaccamento e modificare gli schemi comportamentali sottostanti sviluppando così un attaccamento sicuro con il partner e i propri futuri bambini.

18 luglio 2018 Articoli
About Chiara D'agata

– Laurea in scienze e tecniche psicologiche – Collaboratrice sede di Catania

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