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Transfert il thriller psicologico di successo: intervista al regista Massimiliano Russo

Transfert: intervista al regista Massimiliano Russo. Centro Clinico Eden Catania.

Bentrovati dalla Redazione del Centro Clinico Eden, oggi voglio commentare un film che ho personalmente visto in anteprima facendo qualche piccola domanda al regista che l’ha prodotto.

Recentemente uscito nelle sale cinematografiche italiane, suddetto film è totalmente girato a Catania e con una tematica a dir poco particolare. Vincitore di svariati premi italiani ed esteri sta riscuotendo un enorme successo sia dalla critica che tra gli spettatori (in particolare tra gli amanti della psicologia).

Il film si chiama si chiama “transfert” ed è un appassionante thriller psicologico, con una trama a dir poco spettacolare e ben intrecciata.

Indaga perfettamente il ruolo dello psicoterapeuta che muove i suoi primi passi e ha a che fare con casistiche molto particolari.

Tratta in maniera approfondita e profonda la tematica del transfert, le problematiche a cui può andare incontro il terapeuta e il rapporto con il supervisore.

TRAMA DEL FILM

Come anticipato, il film, vede come protagonista un giovane terapeuta alle prese con svariati casi clinici. Di particolare risalto e importanza per la trama è il caso di due sorelle: Letizia e Chiara.

Letizia e Chiara hanno un rapporto abbastanza strano, che salta fuori immediatamente dopo l’inizio del film. Un rapporto morboso, conflittuale ma caratterizzato da una dipendenza reciproca.

L’intero film racconta nei particolari i problemi delle sorelle e il rapporto con il loro terapeuta. Viene dato molto risalto ai sentimenti e alle emozioni che i protagonisti provano nonché alle vicende presenti e passate che li caratterizzano e che chiariscono i caratteri dei personaggi.

Ulteriore figura di spicco, nel film, è la figura del supervisore che accompagna e “guida” il giovane terapeuta nelle sue analisi. Un terapeuta “vecchio stampo” con parecchia esperienza in ambito psicologico il cui compito è quello di dirigere il giovane terapeuta verso le scelte giuste per sé e per gli altri.

Il film è molto ben strutturato, la trama è ben intrecciata e sin da subito riesce a catturare l’attenzione dello spettatore. I disturbi che vengono trattati sono rappresentati in maniera eccellente e realistica.

Nonostante l’inizio un po’ lento e statico, la trama non manca di colpi di scena e “sorprese” finali. A mio parere è uno dei pochi film che tratta in maniera esaustiva i disturbi mentali ed il transfert (nonostante nel film non vengano specificati o spiegati).

Il finale soddisfa pienamente lo spettatore, non lascia l’amaro in bocca e non lascia dubbi. Viene chiarita ogni ambiguità e il tutto si chiude senza lasciare spazio a incertezze o ipotesi.

Non mi dilungherò oltre spiegando la trama del film, rischierei di rovinare la storia narrata e il finale a chi vorrà vederlo.

Dunque passiamo all’intervista al regista che ha prodotto questo capolavoro: Massimiliano Russo.

INTERVISTA A MASSIMILIANO RUSSO 

Ciao Massimiliano, innanzi tutto presentati ai nostri lettori. Chi sei ?

Massimiliano Russo nei panni di un paziente “particolare”.

<<Sono Massimiliano e sono principalmente un regista.>>

Benvenuto Massimiliano, e grazie della tua disponibilità. Dunque iniziamo. Per produrre questo film è necessaria un approfondita conoscenza della psicologia e delle sue dinamiche. Come ti sei avvicinato a questa tematica?

<<La psicoanalisi mi ha sempre affascinato, ho studiato qualcosina per conto mio. Ma ho la fortuna di avere diversi amici psicoterapeuti. L’idea del film è nata proprio dal confronto con uno di questi, da una serie di provocazioni mentre eravamo in sala ad aspettare che iniziasse un altro film. “E se ad un terapeuta succedesse questo…”>>

Cosa è per te il transfert, potresti spiegarlo a chi non lo conosce? Perchè proprio questa tematica?

<<Beh nel mio caso è un espediente narrativo, un mezzo utile ad articolare la trama. Citando Wikipedia : “l transfert è un meccanismo mentale per il quale l’individuo tende a spostare schemi di sentimenti, emozioni e pensieri da una relazione significante passata a una persona coinvolta in una relazione interpersonale attuale” come lo psicoterapeuta appunto. Nel mio film questo processo è estremizzato e portato al paradosso. Ma non posso svelare più di questo. >>

Naturalmente non puoi svelare nulla, anche se la curiosità è difficile da sopportare! A tal proposito, nel tuo film vengono rappresentati diversi disturbi e diverse problematiche psicologiche. E’ stato difficile riuscire a rappresentarle nel migliore dei modi ? Come ci sei riuscito?

<<Per rappresentare meglio i vari disturbi ho lavorato molto sulla sceneggiatura e con gli attori. Abbiamo provato tanto per tirare fuori delle dinamiche relazionali credibili ed interessanti. C’è stato in ogni caso un confronto continuo con i terapeuti di cui parlavo prima.>>

Ma a questo punto mi sento di chiederti: perchè la scelta di ambientarlo totalmente a Catania?

<<Trovavo che Catania fosse la location perfetta per questo film. Ma non la Catania solare che tutti noi conosciamo. Una Catania più grigia, inquieta, misteriosa, lontana dai soliti cliché. Catania è anche questo. In Transfert si fa specchio dell’interiorità disturbata dei personaggi, del protagonista.>>

Senza dubbio Catania calza a pennello con il contesto del film! Chi ha visto il film sa che hai interpretato anche tu una piccola parte. Potresti parlarci un po’ del tuo personaggio ? Perchè la scelta di interpretare proprio lui?

<<Purtroppo è difficile parlare del mio personaggio senza fare spoiler. Sicuramente è un paziente atipico! Ho l’abitudine di provare tutti i dialoghi dei personaggi di cui scrivo: interpretando quelli di questo paziente mi sono reso conto che potevo andare bene nella parte.>>

Potresti raccontarci qualche retroscena interessante riguardo al film, che non rovini la sorpresa a chi ancora deve vederlo ?

<<Vi svelo un segreto: Transfert, pur essendo girato prevalentemente in interni, presenta un enorme numero di tagli, cambi inquadrature. Appunto per rendere le sedute terapeutiche più dinamiche. Nella prima seduta di Chiara e Letizia ci sono 27 inquadrature diverse.>>

Non l’avrei mai detto! Le riprese sembrano così omogenee che non si nota affatto la differenza. Questa curiosità piacerà sicuramente ai nostri lettori! Ma ora passiamo al nocciolo della questione: avendo descritto perfettamente la figura professionale dello psicoterapeuta, cosa pensi di questi professionisti?

<<Ho un grande rispetto della psicoterapia. Credo possa essere un incredibile mezzo di ricerca, di cura. Ci sono terapeuti che possono e riescono continuamente a fare il bene dei loro pazienti, ma ahimè come in ogni mestiere ci sono anche delle mele marce. Persone non troppo oneste o, certe volte, semplicemente non troppo perspicaci.>>

In molti, magari, potrebbero pensare che la descrizione del film possa in qualche modo intaccare o screditare questa figura professionale. Tu come la pensi? Come risponderesti a queste persone?

<<Non credo possa screditare in alcun modo la figura del terapeuta. Nel film conosciamo un terapeuta “atipico”, a cui succedono delle cose estremamente particolari. Non è una rappresentazione della categoria generale dei terapeuti. Per farti un esempio: se in un film c’è un bagnino che si scopre essere un assassino, non vuol dire che tutti i bagnini del mondo siano assassini. E non credo che gli spettatori penserebbero mai una cosa del genere, ma sai com’è…>>

Ben detto Massimiliano. L’esempio del bagnino calza a pennello! Ora, scusami se ti pongo questa domanda diretta: hai fiducia nelle loro capacità lavorative o pensi che siano solo ciarlatani ?

<<Come ho detto prima ho molta fiducia della psicoterapia e dei professionisti onesti che fanno questo mestiere. Hanno realmente i mezzi per poter aiutare i loro pazienti. Purtroppo sono anche consapevole che ci sono alcuni terapeuti che, probabilmente, farebbero bene a cambiare mestiere. I terapeuti hanno un grande potere e in un famoso film supereroistico si diceva “Da un grande potere derivano grandi responsabilità”>>

Continuerai a produrre film riguardanti la psicologia o cambierai totalmente tematica ?

<<Credo che la componente psicologica sarà sempre fondamentale nei miei film, di certo cambierò totalmente contesto e ambientazione. Il prossimo sarà in costume, una storia che ha luogo nel tardo ‘700.>>

Non vediamo l’ora di scoprire di cosa si tratterà! Ma nel frattempo ecco la fatidica domanda che di solito pongono le persone che hanno visto il film e se ne sono appassionate: è previsto “transfert 2”?

<<No, a dire il vero non è previsto.>>

Mi dai una brutta notizia! E’ un vero peccato visto il successo che sta riscuotendo in questi giorni! Senti Massimiliano, c’è qualche altra cosa che vorresti dire ai lettori riguardo a te stesso o al film ? Qualche consiglio ai giovani che si avvicinano al tuo mondo di regista o ai giovani psicologi ?

<<Il consiglio che sento di dare agli aspiranti registi e psicologi è lo stesso: per arrivare a queste professioni ci sono, in entrambi casi, percorsi molto lunghi e tortuosi da affrontare. Lavorate con onestà e approcciatevi a questi mestieri solo se il vostro amore per questi è grande. E sopratutto se siete, in entrambi casi, consapevoli che si lavora per gli altri, per i pazienti, per gli spettatori e non solo per noi stessi.>>

Veramente delle belle parole da dire a tutte le persone che ci leggono e che magari sperano di raggiungere grandi obiettivi come te. Concludendo, cosa diresti ai lettori (soprattutto studenti di psicologia e professionisti) per convincerli a guardare il tuo film ?

<<“Transfert” è un film che non lascia indifferenti. Se siete stufi dei film “pre-cotti” che purtroppo ormai affollano il mondo dello streaming e della sala, se volete vedere qualcosa che riguarda da vicino il vostro mondo, la vostra futura professione, e ne parla in un modo inconsueto, fate un salto in sala. Rimangono pochi giorni per vedere Transfert.>>

Ti Ringrazio infinitamente Massimiliano che, nonostante i mille impegni, mi ha concesso la fortuna e l’onore di conoscerlo e stringergli la mano. Ringrazio la sua pazienza e gentilezza nel rispondere alle mie domande e sopratutto nel condividere con me e con voi le informazioni, i pensieri e le emozioni riguardo al film.

 

 

Ricordo a tutti che “transfert” sarà in programmazione al Cinema fino a lunedì 28 maggio 2018. Per informazioni vai alla pagina ufficiale del film (proprio qui).

Se stai cercando un film che tratti tematiche psicologiche, che sia ben strutturato e abbia una trama forte e decisa, che non lascia l’amaro in bocca e che dipinga perfettamente e realisticamente i disturbi mentali allora devi andare a vedere “Transfert”.

Se sei come me, amante dei thriller e della psicologia, non riuscirai a staccare gli occhi dallo schermo. Non riuscirai più a smettere di pensare a questo meraviglioso capolavoro.

Personalmente ho visto il film e consiglio davvero a tutti voi di andarlo a vedere. Di seguito il trailer ufficiale.

 

 

25 maggio 2018 Articoli
About Chiara D'agata

– Laurea in scienze e tecniche psicologiche – Collaboratrice sede di Catania

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